Dimagrire anche a Natale (terza parte)
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A pranzo la zuppa diluisce le scorie. I pezzi di verdura saziano di più. Un bel piatto di minestrone risulta sicuramente gradito a pranzo. Il consiglio è quello di prepararlo il giorno prima cosicchè per il pranzo sia sufficiente riscaldarlo senza perdere tempo.
Ecco il suggerimento per il pranzo:
- Il Primo: anche chi ama i passati piuttosto che le verdure a tocchetti dovrebbe, per questa volta, gustare il minestrone “a pezzettoni”. La masticazione di un cibo solido porta a precoce sazietà; solo chi soffre di colite o colon irritabile può scegliere il passato, perchè in questo modo le fibre delle verdure vengono ridotte in particelle piccolissime e non risultano irritanti. Niente limiti alla quantità. Le verdure non fanno mai male alla silhouette e, in più, favoriscono i processi di smaltimento.
- Il Secondo: si può scegliere tra la ricotta (ne bastano 100 g) o un po’ di merluzzo (150 g) lessato con un paio di foglie d’alloro per dare sapore senza usare sale o grassi da condimento.
- La Bevanda: acqua naturale non gassata, e a fine pasto una tisana digestiva di semi d’anice (un cucchiaio di semi in una tazza d’acqua da lasciare in infusione 10 minuti).
La minestra non piace?
Si sappia che il solito piatto di pasta al ragù con una fettina di carne al burro e una macedonia di frutta zuccherata ti costano 700 calorie. Con la zuppa invece ti fermi a sole 350!
Poi un bel pomeriggio in bellezza col bagno aromatico. Con la lavanda e l’arancio ci si può distendere e si ha meno fame. Nelle beauty farm per distogliere i clienti dal cibo li coccolano coi massaggi e bagni profumati. Perchè allora non dedicare un intero pomeriggio a se stessi in nome di una giornata all’insegna del dimagrimento e del benessere?
Per prima cosa ci si può concedere una piccola siesta di 15-20 minuti, poi si scelgono oli essenziali di lavanda e arancio che hanno proprietà rilassanti e depurative. L’immersione avrà una durata di almeno 20 minuti. Due gocce di ogni essenza vanno sciolte in un cucchiaio di sale marino e si versa il tutto quando la vasca è piena.
Una merenda composta per esempio da una focaccina liscia e una bibita light, vale circa 250 calorie. Per scendere a 100 calorie, si può optare per una merenda drenante e antifame: tisana depurativa di betulla con 2 biscotti secchi o una fetta bidcottata integrale con un cucchiaino di miele.
A cena e durante la notte l’organismo non deve fare fatica. Dopo il tramonto, il corpo rallenta e brucia di meno. Bisogna fornirgli un aiuto con cibi poco “impegnativi”, soprattutto con tisane che aiutano la pulizia.
Una buona regola e non solo durante le 24 ore depurative, è alleggerire il pasto serale: di notte infatti, il metabolismo rallenta e si riducono in generale le occasioni per “bruciare”.
Meglio dunque optare per una cena povera (se non priva) di carboidrati, ma ricca di vitamine, proteine, sali e fibre che favoriscono il sonno ma continuano durante il riposo l’operazione-pulizia.
A fine giornata sono da preferire ortaggi e pesce e l’insalata non deve mai mancare. Gli ingredienti di una
LA SCHIZOFRENIA
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Nella diagnosi di schizofrenia i sintomi sono presenti in modo continuativo per un periodo di almeno sei mesi comprendente un mese di fase acuta caratterizzata da deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento disorganizzato o catatonico, appiattimento dell’affettività.
Si possono percepire i propri pensieri come estranei, tanto da non riuscire più a distinguere il confine tra sé ed il mondo esterno.
In alcuni casi si possono descrivere la passività, l’inserimento e la trasmissione del pensiero.
Non si può fare una diagnosi di schizofrenia in presenza di sintomi maniacali o depressivi, malattie cerebrali, intossicazioni o astinenze da droghe.
Sono da escluderei disturbi dell’umore con manifestazioni psicotiche, gli effetti diretti di una sostanza o di una condizione medica.
La diagnosi è data da un insieme di sintomi che comportano una disfunzione sociale e lavorativa.
Reynolds distinse tra sintomi positivi e sintomi negativi nella schizofrenia.
Osho: l’esperienza “oceanica”
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“Qualsiasi pensiero ti foggi con la mente dualistica, non potrai mai dar conto della vera natura della mente: per questo dico che vivi in un sogno“.
Per OSHO (1931-1990), nuovo nome di Rajneesh, che deriva dal termine osheanic, usato per indicare l’esperienza del dissolversi nell’oceano dell’esistenza, la conoscenza perfetta non si può attingere senza il ricorso a tecniche attive e contemplative, capaci di frantumare il dualismo del pensiero moderno, prima fra le altre la meditazione.
La premessa generale alla discilina è che “Meditazione non significa concentrarsi. Nella concentrazione c’è una dualità, un soggetto (dentro) che si concentra su un oggetto (fuori). Nella meditazione non c’è stacco tra un dentro e un fuori. C’è un fluire continuo nella coscienza indivisa“.
La differenza tra il suo “sistema” (in cui confluiscono radici indù, zen, buddiste, sufi, ecc…) e quello del’India tradizionale sta nel fatto che mentre il vecchio sannyas è fondato sulla tensione a raggiungere la liberazione attraverso la rinuncia e il distacco dal mondo, il suo nuovo sannyas non si propone alcun raggiungimento, non contempla altro sforzo che non sia quello di “svegliarsi alla consapevolezza” vivendo nel mondo e godendone, nella piena accettazione di ciò che la vita è, semplicemente.
“Medita, lavora e senza scopi ridi, gioisci del semplice fatto di esistere, qui e ora“
Per OSHO questa è l’unica iniziazione concepibile al giorno d’oggi:
- non necessita di tempo, perchè è istantanea
- chiunque è adatto a cominciare
- non crea separatismi tra gli uomini, anzi, li accomuna.
Nel “cambio del nome“, cui erano sottoposti i suoi discepoli, OSHO ripudia simbolicamente la vecchia identità per lasciar spazio al nuovo. Rispetto all’ “illumunato” della tradizione orientale, allevato rigorosamente in scuole iniziatiche, quello presentato da OSHO diventa così un “illuminato che si è fatto da sè“
Il suo olismo mira a superare l’identificazione in un ruolo, in un nome, in una qualsiasi “forma” di essere che, in quanto separata dal resto, va subito distrutta:
“Quest’unica vita è senza forma e vuota per natura. Se ti attacchi a una forma, disfatene subito. Se distingui cose come un “io”, un anima, un uccello o la morte, buttali via una volta per tutte. LA VITA SORGE
Medicina Tradizionale Cinese: la teoria dei cinque movimenti
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Uno sviluppo della teoria dello Yin/Yang che ha importantissime applicazioni nella Medicina Tradizionale Cinese è la teoria dei cinque movimenti o delle cinque fasi di trasformazione dello Yin e dello Yang.
Questa teoria dall’analisi più raffinata delle dinamiche Yin/Yang in natura. Yin e Yang si trasformano in continuazione uno nell’altro. Questo concetto è graficamente reso dal diagramma noto come “ruota del Dao” o, in cinese taì ji tu.
La crescita dello Yin fino ad un punto di massima prevalenza (mai assoluta) si accompagna ad un decremento dello Yang che, al suo minimo affiora nella pienezza dello Yin. La stessa cosa avviene di converso per lo Yang.
Possiamo osservare nel cosmo la ciclica presenza di massimi e minimi dei due principi e di fasi intermedie. Nello spazio ad esempio troviamo lo Yang al suo massimo a Sud (dove il sole raggiunge lo zenit) e lo Yin al suo massimo a Nord, mentre l’Est (alba) esprime la fase di crescita dello Yang nello Yin della notte e l’Ovest (tramonto) la fase di crescita dello Yin nello Yang del giorno.
Le stagioni possono essere collocate sugli stessi assi degli estremi ( estate-massimo Yang, inverno-massimo Yin) e delle trasformazioni (primavera-Yang nello Yin, autunno-Yin nello Yang). Possimao vedere la stessa dinamica riferita alle ore della giornata con il massimo Yang a mezzogiorno, il massimo Yin a mezzanotte, lo Yin nello Yang alle 18 e lo Yang nello Yin alle 6.
Nell’antico testo divinatorio Yi Jing (il libro dei mutamenti) lo Yin è rappresentato con una linea discontinua - -, mentre lo Yang con una linea continua —. Questa notazione deriva dall’antica arte divinatoria dell’interpretazione oracolare delle linee di frattura prodotte dal fuoco su ossa animali o su gusci di tartaruga.
Le quattro fasi di trasformazione possono essere quindi rappresentate da 4 digrammi. Il ciclo delle trasformazioni riconosce quindi quattro fasi che si alternano ciclicamente nel tempo, ma queste trasformazioni riconoscono un perno centrale sul quale ruotano, una fase di cambiamento da uno stato all’altro senza la quale non si avrebbe continuità.
Graficamente questo centro è l’intersezione degli assi. Trasportato nello spazio, questo centro coincide con il punto di osservazione (punto che dà senso a tutte le direzioni). Se vogliamo trasporlo nel tempo, questo centro può essere riconosciuto in ogni momento intermedio di trasformazione fra le quattro fasi principali e, infatti, nell’arco dell’anno viene anche fatto coincidere con le cosidette “stagioni di passaggio“.
Se però vogliamo collocarlo in una posizione centrale nel movimento circadiano (fenomeno che si ripete all’incirca ogni 24 ore), la sua posizione dev’essere al centro della giornata, nel punto in cui Yang e Yin sono in equilibrio.
Questo momento, teoricamente, può essere identificato nelle 3 del pomeriggio, esattamente tra il massimo Yang e lo Yin nello Yang. Vengono quindi a identificarsi cinque fasi di trasformazione Yin/Yang. A ciascuna
Il grano saraceno rende forti ossa e nervi
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E’ l’alimento principe della dieta dei bambini a dicembre. Il suo contenuto in calcio lo rende indispensabile per favorire lo sviluppo osseo, mentre il suo effetto ricostituente li sostiene nelle loro fatiche quotidiane. Il grano saraceno però, fa bene a tutti: i suoi chicchi con l’insalata asciugano i liquidi in eccesso e danno energia e vigore.
Viene collocato tra i cereali perchè è usato esattamente come uno di essi, ma in realtà non appartiene alla famiglia delle Graminacee, bensì a quella delle Poligonacee. Il grano saraceno ha un grande potere ricostituente; è efficace contro la fatica ed è raccomandato durante le convalescenze e in caso di anemia.
Le sue proteine, che costituiscono il 13% del totale, presentano un più alto contenuto di lisina, cistina, arginina e tiptofano (un amminoacido che interviene nella formazione della seratonina, sostanza che regola l’umore, ed anche l’appetito).
Questo grano è, quindi, un buon equilibrante del sistema nervoso. L’amido costituisce il 65% ed è presente una buna quantità di calcio, a tutto vantaggio delle ossa. Pur essendo privo di crusca, il grano saraceno ha un buon contenuto in fibra.
Tra le sue proprietà, il grano saraceno ha la capacità di fornire energia e vigore fisico, cosa che lo rende adatto soprattutto nella dieta dei bambini e in gestazione. In realtà fa bene a tutti: il suo consumo aiuta ad
Gurdjieff: tecniche per la conoscenza di sè
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I principi dell’autoconoscenza impartiti da Gurdjieff (1886-1949) poggiano su ipotesi filosofiche sull’uomo, la natura e l’universo, da verificare nell’esperienza, così da trasformare l’uomo stesso e la natura: lo scopo dell’autoconoscenza è infatti quello di “essere”, ovvero staccarsi dal branco e “essere differenti”.
Il presupposto fondamentale è che tutto è energia, la materia è energia, l’uomo è energia.
Come parte dell’universo l’essere umano è un organismo vivente dinamico e non statico, in continua autotrasformazione. Essendoci unità tra tutto ciò che esiste, le leggi che regolano la natura sono le stesse che governano l’uomo.
A differenza di tutte le altre creature naturali, che hanno solo uno sviluppo meccanico, l’uomo ha però la possibilità di uscire dall’automatismo della sua esistenza, con l’unica evoluzione possibile, quella della coscienza. Che possieda la possibilità di farlo, non significa però che sia un processo facile da attuare, soprattutto per l’uomo moderno.
Scrive Gurdjieff nel 1915: “L’essere di un uomo moderno si caratterizza soprattutto per l’assenza di unità in se stesso e per l’assenza della benchè minima traccia di quelle proprietà che specialmente ama attribuirsi: la lucidità di coscienza, la volontà libera, un Ego permanente o Io e la capacità di fare. Vi dirò, per quanto stupefacente ciò possa sembrarvi, che la caratteristica principale dell’uomo moderno è il sonno, e ciò spiega tutto quello che gli manca“.
Per risvegliarsi dal sonno l’uomo deve conoscere se stesso così com’è, pura apparenza.
Qual’è il primo passo per vincere le proprie illusioni? Smascherare le tre illusioni più grandi, sulle quali poggiano le apparenti certezze dell’uomo:
Quella di essere uno: l’ IO non è una realtà unitaria, ma in esso convivono molte personalità, che s’identificano nei diversi ruoli in cui l’uomo si cala.
Avere una volontà: Nell’uomo in verità non c’è niente di stabile e permanente.
Credere di poter fare: L’uomo non fa: tutto accade
Per scardinare le sue certezze apparenti, l’uomo deve studiare se stesso. Il metodo fondamentale per lo studio di sé è l’osservazione di sé, che si può realizzare in due modi:
1- l’analisi, cioè il tentativo di trovare una risposta al “da che cosa dipende questo? Perchè si verifica?“. Esso va utilizzato come strumento d’indagine solo quando la conoscenza di sè è già avanzata. All’inizio della ricerca infatti, non avendo ancora compreso le leggi generali dell’essere, l’urgenza di trovare una risposta finisce col restringere il campo della conoscenza, impedendo di fare ulteriori auto-osservazioni e spostando l’asse dell’interesse su fenomeni isolati, non riconducibili a un principio unitario.
2-il metodo delle contestazioni, che consiste semplicemente nel registrare nella propria mente ciò che si osserva nel momento presente. Perchè funzioni, “è necessario cominciare dal principio, cioè
Dimagrire anche a Natale (seconda parte)
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Per dimagrire bisogna programmare anche la mente. Se si sgombera il cervello dai pensieri sbagliati si possono perdere chili in fretta. Anche se non incidono in modo immediatamente evidente sulla bilancia, esistono atteggiamenti mentali che, facendoci rindondare in pensieri e parole inutili, appesantiscono il nostro essere, predisponendo il terreno ai disagi che poi ci portano ad assumere più cibo del necessario.
Come per dire, che una mente ingombra, che non sa rifuggire o smaltire ciò che non serve, è il più grande ostacolo al dimagrimento. Perchè ogni parola che pronunciamo o ascoltiamo ha una valenza energetica: si materializza dentro di noi, fissandosi nel nostro cervello. Se le parole sono troppe, ci gonfiano. E’ necessario, quindi, evitare le parole inutili. Niente premesse o ripetizioni, ma subito all’essenza.
Niente lamenti, soprattutto. Dopo uno scambio verbale con un lamentoso ci si sente pesanti come quando mangiamo cibi indigesti. Il lamento appesantisce e inquina l’umore. Che si tratti del collega o dell’amica per un paio di giorni, bisogna scansarli: sarà una cura depurativa per mente e corpo.
Anche un’immagine “leggera” contribuisce a farci sentire magri. Quindi, niente accessori. Se si è abituati a portare sciarpe, foulard, monili, per alcuni giorni si cerchi di preferire un look essenziale, che aderisca al corpo come una seconda pelle e ci consenta di “sentirci” mentre ci si muove.
Nel giorno dedicato alla depurazione bisogna guardare di frequente l’orologio. Può aiutare ad entrare nel “ritmo” del dimagrimento.
Si approfitti poi, del potere di asciugare del vento con un esercizio immaginativo: a occhi chiusi, si immagini che soffi un vento caldo che spazza via ricordi, emozioni, impegni obbligati, fino a lascirsi nudi e alleggeriti. Aprendo gli occhi ci si sentirà come “liberati”.
L’essenziale è smaltire. Un intestino libero è il primo passo per consentire al corpo di aggredire e eliminare le calorie in eccesso. La pancia tesa, accompagnata da cattiva digestione, è uno dei primi sintomi
La depressione: i dolori cronici possono metterci al tappeto
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Sono una delle realtà più frequenti in medicina di base. Favoriti da un uso spropositato di analgesici e da uno stile di vita pressante, i dolori cronici fisici sono ormai parte del quotidiano di molte persone. E proprio perchè quotidiani, vengono sottovalutati da chi ne soffre e a volte anche dai medici, tanto che molti hanno ormai accettato di conviverci.
Ma la loro azione può mettere in difficoltà il cervello e l’umore, portando verso forme depressive anche gravi. Sono un tarlo che freniamo di continuo, ma che continua a lavorare nel profondo.
Per la verità molti di essi nascono come manifestazione somatica di uno stato depressivo non riconosciuto, così che spesso la loro comparsa innesca un circolo vizioso da cui è assai diffiile uscire.
I sintomi che possono fare da base per una depressione latente sono le cervicalgie, le lombalgie, le conseguenze di interventi chirurgici, le malattie non operate per paua dell’intervento, i sintomi non curati per rifiuto dei farmaci, i sintomi della terza età (come l’artrosi), i problemi artero-venosi alle gambe, i reumatismi, la fibromialgia, la cefalea ecc.
Tutti questi tipi di problemi sottraggono costantemente energia al cervello, obbligandolo ad uno sforzo maggiore per fare qualunque cosa. La resistenza al dolore impoverisce le scorte cerebrali di
La base della tradizione cinese: Yin e Yang (seconda parte)
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Anche all’interno del nostro corpo abbiamo aspetti Yin e Yang. Per esempio sono Yin il basso, l’interno, il ventrale/mediale, il sottombelicale, l’addome, gli organi zang, il tronco, i muscoli e le ossa, i tessuti di rivestimento, mentre sono Yang l’alto, l’esterno, il dorsale/laterale, il sopraombelicale, il torace, i visceri fu, la testa. gli arti, la cute, gli organi interni.
Rispetto alla loro posizione spaziale, gli organi del torace sono considerati più Yang di quelli dell’addome e questi più Yang di quelli del bacino, anche se per le rispettive funzioni fisiologiche possiamo differenziarli ulteriormente.
I polmoni sono più Yang del cuore perchè più esterni e legati all’aria e al qi; mentre il cuore, in posizione più nascosta e protetta e in relazione al sangue (sostanza più materiale del qi, quindi più Yin) è un organo più
Lo stomaco
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Lo stomaco è una fabbrica che non si ferma mai nella trasformazione degli alimenti. E’ un organo molto elastico che cambia volume in base a tutto ciò che ospita. Lavora a tempo pieno e “manda giù tutto“.
Ciò che fa è vitale. Tramuta gli alimenti in energie con l’aiuto del succo gastrico. Lo stomaco è l’organo che nel processo digestivo interviene subito dopo la fase della masticazione. La sua funzione principale è quella di scomporre, attraverso l’acido cloridrico, le molecole contenute negli alimenti ingeriti: in questo modo il cibo viene “semplificato” e preparato per essere assorbito dall’intestino tenue.
Quest’organo ha un ruolo fondamentale anche nella digestione proteica (che avviene attraverso l’azione dei suoi enzimi), nell’assorbimento dell’acqua, di alcuni ioni e di composti liposolubili (alcol e caffeina, per esempio).
Acido cloridrico, enzimi e muco sono le sostanze che costituiscono il succo gastrico, vera anima e primo motore nel lavoro di scomposizione degli alimenti. L’acido cloridrico, però, è anche la “materia prima” che scatena molte patologie (la gastrite, per esempio): questo avviene quando una sostanza prodotta dallo stomaco, la mucina, non è più in grado di proteggere le pareti dell’organo dall’aggressività dell’acido stesso.
Prima di entrare nello specifico delle patologie legate allo stomaco e dopo aver visto le sue funzioni, è importante capire come è fatto quest’organo e quali







