Influenza : come affrontarla (quarta parte)
Pubblicato da Destiny
I rimedi classici anti-influenza, quelle tre o quattro pastiglie che tutti prendiamo, sono un sollievo ai sintomi. Ma l’organismo non ne ricava alcun aiuto nella sua lotta contro il virus.
Nonostante le continue ricerche e la storia della malattia, nota ormai da molti decenni, le risorse di cui dispone la medicina convenzionale nel trattamento dell’influenza sono piuttosto limitate.
Si tratta infatti di farmaci sintomatici, utili non tanto ad arrestare l’infezione del virus che l’organismo sa limitare da sè, quanto ad attenuare i sintomi più spiacevoli, come il mal di testa, la febbre e i dolori osteo-muscolari.
Questa azione di alleviamento dei sintomi, propria dei comuni farmaci detti “antinfluenzali”, è senza dubbio utile in molti casi, ma non è diretta contro il virus dell’influenza che, è bene ricordarlo, continua il suo corso fino a quando non sarà bloccato dall’organismo.
In commercio esistono molti prodotti farmaceutici impiegati per trattare i sintomi influenzali. Senza analizzarli tutti, esaminiamo comunque quelli principali, considerando inoltre che spesso i farmaci in circolazione spesso non sono altro che diverse combinazioni di medesimi principi attivi.
I farmaci più usati, sono medicinali di uso molto comune e appartengono tutti alla categoria dei farmaci anti-infiammatori non steroidei, i cosidetti FANS. Categoria di composti spesso dissimili chimicamente, condividono però importanti azioni terapeutiche e alcuni effetti collaterali.
I più impiegati sono l’acido acetilsalicilico e il paracetamolo. Vediamone le caratteristiche:
- Acido acetilsalicilico: La celeberrima aspirina è il farmaco che ancora da riferimento per l’intera categoria dei FANS. Dal 1899 svolge infatti un’apprezzatissima attività antidolorifica, antipiretica e antinfiammatoria, che nel corso degli anni è stata impiegata nl trattamento di varie malattie. Nell’influenza allevia il mal di testa, i dolori muscolari e articolari e contribuisce a sfiammare le aree sede dell’infezione. E’ stato per decenni il factotum della farmacia di casa. Tuttavia negli ultimi tempi a causa dei possibili effetti collaterali, quali irritazione e ulcerazioni dello stomaco, modificazioni dell’attività respiratoria e cardiaca e della funzione delle piastrine, il suo impiego viene selezionato con maggior attenzione. Sono poi riportati casi di intolleranza all’acido acetilsalicilico, con manifestazioni come rinite, asma, gonfiore della laringe ed orticaria. Il dosaggio di acido acetilsalicilico per le persone adulte dovrebbe essere compreso tra i 300 e i 900 mg da assumere fino ad un massimo di cinque somministrazioni al giorno. Il dosaggio giornaliero totale non deve in ogni caso superare i 4000 mg. Attenzione: nei bambini e negli adolescenti fino a 15 anni di età l’aspirina non dovrebbe essere impiegata per curare febbre o infezioni virali. L’uso di acido acetilsalicilico è infatti stato associato da autorevoli fonti (Harrison’s, British National Formulary) alla Sindrome di Reye, una malattia grave che colpisce l’encefalo e i grossi visceri. Pur non essendoci una relazione di causa ed effetto tra uso di aspirina e sindrome di Reye, esiste comunque una correlazione epidemilogica.
- Paracetamolo: usato per la prima volta nel 1863, è un farmaco analgesico e antipiretico (combatte la febbre) derivato dai composti catramosi. Ha cominciato a essere impiegato in medicina negli anni ‘50 e progressivamente è diventato un farmaco di uso comune, quasi domestico. Oggi, infatti il paracetamolo rappresenta l’alternativa più sicura ed efficace all’acido acetilsalicilico. E’ simile infatti al’aspirina per quanto riguarda l’effetto antidolorifico e la capacità di contrastare la febbre, ma se ne discosta quanto ad attività antinfiammatoria, che per il paracetamolo è scarsa. Queste caratteristiche rendono il farmaco assai meglio tollerato. E’ infatti privo di molti degli effetti secondari dell’acido acetilsalicilico e soprattutto non provoca irritazione o sanguinamento dello stomaco, nè altera la funzione delle piastrine, bloccandone l’aggregazione. Nonostante ciò il suo uso a dosaggi superiori a quelli consigliati dal medico è rischioso per la salute per la possibile comparsa di arrossamento e gonfiore della pelle e soprattutto per il grave danno che subisce il fegato. Negli USA sono numerosi i casi di auto-intossicazione acuta e di suicidio con paracetamolo. Il dosaggio standard per una persona adulta è compreso tra i 300 e i 1000 mg; le somministrazioni quotidiane devono al massimo essere cinque e comunque non deve essere superata la dose giornaliera totale di 4000 mg. Nei bambini la dose singolo è compresa tra i 40 e i 480 mg, anche se un buon parametro è quello di considerare il dosaggio in base al peso corporeo, nella misura di 10 mg per kilogrammo. Il farmaco non deve essere assunto per più di dieci giorni.
L’azione dei farmaci in breve?
Non agiscono sul virus, ma solo sui sintomi, cercando di alleviarli. La difesa contro il virus viene svolta dall’organismo senza alcun aiuto.
I più diffusi e i rischi connessi?
- Acido acetilsalicilico: azione antidolorifica, antipiretica e anti-infiammatoria. Ad alti dosaggi può provocare l’ulcerazione dello stomaco e effetti sul cuore.
- Paracetamolo: azione analgesica e antipiretica. Possibili danni al fegato ad alti dosaggi.
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