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Usare abitualmente marijuana rimpicciolisce alcune parti del cervello
Pubblicato da Destiny
WASHINGTON (Reuters) – L’uso a prolungato di marijuana può causare il restringimento di due importanti aree del cervello, hanno dichiarato i ricercatori Australiani lunedì.
L’analisi del cervello ha mostrato che l’ippocampo e l’amigdala erano più piccoli negli uomini che consumavano fortemente la marijuana rispetto a chi non ne faceva uso, hanno affermato i ricercatori. Gli uomini avevano fumato almeno cinque sigarette di marijuana al giorno per un periodo di 20 anni.
L’ippocampo regola la memoria e le emozioni,mentre l’amigdala gioca un ruolo fondamentale nella chimica della paura e nell’aggressività.
Lo studio, pubblicato nell’American Medical Association’s journal Archives of General Psychiatry, ha anche scoperto che i fumatori accaniti di cannabis guadagnavano meno punti rispetto ai non consumatori in un test di apprendimento verbale – prova a ricordare una lista di 15 parole.
I consumatori di marijuana erano più soggetti a esibire lievi segni di disordini psicotici, ma non abbastanza perchè potesse essere diagnosticato formalmente alcun disordine, hanno dichiarato i ricercatori.
“Queste scoperte sfidano la diffusa percezione della cannabis, che si ritiene abbia limitati effetti o addirittura non provochi danni sul cervello ed sul comportamento,” ha detto Murat Yucel del centro di ricerca ORYGEN dell’Università di Melbourne, che da diretto gli studi.
“Come succede per altre cose, alcune persone sperimenteranno maggiori problemi associati con Continua..
IL VIZIO DEL FUMO, SCRITTO NEL DNA
Pubblicato da Destiny
Secondo una ricerca islandese, il vizio del fumo è scritto nei geni, insomma il dna è la causa del consumo continuo di nicotina, nemica del nostro organismo.
Basta pensare che nel mondo sono 1,2 miliardi i fumatori, in particolare nei paesi industrialiazzati, il 35% degli uomini e il 22% delle donne, per non parlare di quelli in fase di sviluppo in cui fumano il 50% dei maschi e il 9% delle femmine.
Si consumano 15 miliardi di sigarette e il 20% dei morti, sono riconducibili alle malattie legate al fumo, in particolare tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie.
In Italia, il 23% della popolazione fuma e ogni anno circa 80 mila decessi sono strettamente legati al fumo e la maggioranza di essi coinvolge individiui tra i 35 e I 69 anni.
La ricerca in questione, che ha coinvolto anche l’Italia, ha confermato quali sono i tre geni che portano gli individui a diventare dipendenti dal fumo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ha visto la partecipazione dell’Università di Raeykjiavik, e di alcuni ricercatori dell’Università Cattolica di Roma, Andrea Flex dell’Istituto di Patologia Speciale medica e Roberto Pola dell’Istituto di Medicina Interna.
Lo studio, oltre ad individuare quali sono i geni in questione, è stata condotta su un campione molto ampio di persone non solo per età, sesso e caratteristiche fisiche, ma anche per provenienza geografica ed aiuta le persone a prevenire il rischio di sviluppare dipendenza da nicotina, oltre che a bilanciare programmi terapeutici mirati per ogni singolo soggetto.
I geni in cui è contenuta la voglia Continua..

