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Mandorle: buonumore e vitalità
Pubblicato da Destiny
La mandorla non è altro che il seme oleaginoso dell’albero del mandorlo, tra l’altro, unica sua parte commestibile e utile all’uomo.
Storicamente si presume che la pianta di mandorlo – nativa dell’Asia sud Occidentale – venisse coltivata sin dall’Età del Bronzo; i Romani la utilizzarono come rimedio contro l’ubriachezza; Carlo Magno ne promosse la coltivazione e, addirittura, nel Medioevo veniva utilizzata come cura energizzante, in modo particolare per contrastare il deperimento, ed anche per la preparazione dei filtri d’amore – da qui l’usanza dei rinomati e diffusi confetti di mandorla come simbolo di buon augurio.
Nella nostra Sicilia giunse grazie alla commercializzazione che ne fecero i Fenici. Il suo nome scientifico è Prunus dulcis e appartiene alla famiglia delle Rosacee.
Il seme del mandorlo si presenta con una forma ovoidale, il suo esterno è di colore verde e, all’interno del suo guscio legnoso, si possono trovare uno o al massimo due semi, per l’appunto la mandorla. Ne esistono tre grandi varietà:
le amare, che se assunte in elevate quantità sono altamente tossiche anche per l’uomo, in quanto contengono acido prussico, reso inattivo solo dalla cottura del prodotto;
le dulcis, utilizzate sia dall’industria dolciaria che dalle grandi industrie di prodotti di bellezza, in modo particolare per il suo apprezzatissimo olio che, grazie alle sue proprietà emollienti, garantisce la prevenzione contro l’invecchiamento della pelle;
e le fragilis, che si caratterizzano sia per il loro seme dolce che per il loro endocarpo, quindi la loro parte più interna, che non è legnoso.
Le mandorle sono quindi da sempre adoperate in cucina, per la preparazione di piatti sia dolci che salati, e nell’industria della cosmesi, in cui viene utilizzato il già citato olio di mandorla: l’olio prodotto dalla spremitura a freddo delle mandorle dolci viene adoperato – e sicuramente tutte le donne lo sapranno bene – per idratare le
Dall’Oriente la cura contro i mali dei tempi moderni: è il ginseng, radice di vita
Pubblicato da Destiny
Il ginseng affonda le sue radici – scusate il gioco di parole – nella saggezza atavica dell’antica Cina. Conosciuta anche come panax ginseng – da non confondere con il più diffuso e meno efficace panax quinquefolium canadese - il suo nome deriva dal greco ed ha il significato di cura per tutto; mentre il termine d’uso corrente, ginseng, deriva etimologicamente dal cinese, con l’accezione di pianta dell’uomo.
Quest’ultima definizione è scaturita proprio per la forma della radice, conosciuta anche come “pozione della longevità”, che ricorda vagamente quella di un corpo umano stilizzato.
La pianta di ginseng appartiene alla famiglia delle Arialacee, dell’ordine delle Policarpiche e viene coltivata principalmente nelle zone più fredde dell’Asia Orientale – in modo particolare, nella Cina del Nord, in Corea e nella Siberia Orientale - e del Nord America.
Cresce come una pianta bassa con delle piccole bacche rosse. In genere la si trova alla penombra di grandi alberi, quali possono essere i pini, in quanto trae giovamento per la crescita dall’assorbimento dell’humus ed impiega, per completare la sua maturità, un arco di tempo di almeno sette, otto anni. Al termine di questo periodo viene estratta per passare alla fase dell’essiccazione.
Le sue proprietà terapeutiche sono conosciute da tempi antichissimi e riconosciute, perciò comprovate, da diversi studi scientifici.
Addirittura venivano organizzate delle vere e proprie spedizioni di cacciatori che rischiavano la vita solo per la sua ricerca; era uso di questi cacciatori poi, intagliare il legno dell’albero alle cui radici era stata ritrovata la tanto agognata pianta, soprattutto se le radici della pianta stessa avessero avuto forma di gambe umane, in quanto si riteneva che fosse ancora più pregiata!
Perciò agli inizi era così rara e ricercata che si arrivava a pagarla fino a sette, otto volte il suo peso in monete d’argento, a volte anche d’oro!
Il ginseng rappresenta di sicuro l’elemento presente in natura maggiormente conosciuto ed utilizzato come cura energizzante e viene utilizzato in modo particolare per combattere lo stress, l’ansia, il nervosismo, la stanchezza, l’inappetenza e per ritardare gli effetti dell’invecchiamento, soprattutto perchè i suoi principi attivi hanno la capacità di potenziare il rendimento fisico e mentale, stimolando la memoria e rafforzando le difese immunitarie del corpo umano riducendo quindi, di gran lunga, il rischio di contrarre diverse e differenti malattie.
Tra i principi attivi tonificanti di questa pianta, facilmente reperibile sia in farmacia che in erboristeria, vanno di certo nominati i ginsenosidi, tutte le vitamine del gruppo B, gli oligoelementi, i minerali e i peptidi.
In pratica non comporta controindicazioni, ma solo un po’ di attenzione nel seguire alcune accortezze: innanzitutto
