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PIANETA DA SALVARE? MANGIAMO IN MODO RESPONSABILE
Pubblicato da Destiny
Sembra un titolo esagerato e assurdo, ma è la realtà sulla quale tutti ci dovremmo soffermare per poi agire da consumatori attenti e consapevoli, capaci di fare scelte e acquisti alimentari critici e rispettosi dell’ambiente nel quale viviamo.
Il nostro Pianeta potrebbe ricevere un piccolo aiuto per la sua salvaguardia se noi, entrando al supermercato, non comprassimo le prugne del Cile (e le lasciassimo mangiare ai cileni), o vino australiano o ancora melone del Guadalupe. E che dire del riso USA! E le nostre risaie vercellesi?
Questo non è un discorso nazionalistico o improntato sull’autarchia, ma è semplicemente basato sui dati di fatto rappresentati dall’inquinamento che deriva dal trasporto per chilometri e chilometri di frutta, verdura, carne ecc.
Inoltre alcuni prodotti importati lasciano a desiderare sugli aspetti igienici, vedi l’aglio cinese o la carne brasiliana, sotto la lente d’ingrandimento della commissione Europea insoddisfatta per i requisiti sanitari dei suddetti prodotti.
E che dire poi dei mari e degli oceani solcati da navi che trasportano l’anguria panamense? Non potremmo aspettare la nostra calda e mediterranea estate per gustarci le nostre succose e dolci angurie romagnole o siciliane?
Perché inquinare l’ambiente per trasportare carne argentina o brasiliana, quando l’Italia eccelle anche nella produzione di carne di altissima qualità, vedi la razza Chianina o quella Piemontese o ancora quella Marchigiana e Romagnola.
Un aspetto legato proprio all’educazione alimentare e ambientale che sempre più
La salute passa dall’ambiente
Pubblicato da Destiny
La realtà postmoderna e ipermodernizzata nella quale viviamo può essere considerata un gran contenitore di rischi invisibili, che vanno a sostituire i pericoli materiali dei secoli precedenti, legati principalmente a malattie o danni fisici di vario genere.
Oggi la salute poggia su una struttura in parte meno tangibile. Ogni giorno i Media cercano di inculcarci il culto per l’ambiente, ma forse non basta.
Ognuno di noi dovrebbe giungere ad un livello di autoconsapevolezza tale da poter modificare autonomamente i propri comportamenti che si riversano in modo positivo o negativo sul mondo. Positivo se pensiamo alla capacità dell’uomo di controllare la natura per prevenire possibili catastrofi, negativo nel caso in cui la stessa azione umana finisce col consumare la natura stessa.
Posizioni estreme del tipo: “non prendo la macchina perché contribuisco in parte all’assottigliamento dell’atmosfera” possono suonare estreme e quindi ostili alle nostre orecchie, ma in realtà basterebbe raggiungere un equilibrio per ciascun cittadino tale da alleviare pian piano i danni che ormai risultano irreversibili.
Piccoli gesti che possono sembrare banali e inutili in realtà, moltiplicati per ognuno di noi, contribuirebbero a mettere un po’ d’olio alla macchina inceppata del mondo. Un esempio è dato dalle giornate a traffico limitato…peccato che avrebbe senso solo se si diffondessero in tutte le regioni italiane, d’Europa e del mondo.
Se consideriamo che ogni famiglia mediamente possiede 3 auto e moltiplichiamo il tutto per il numero di abitanti solo in Italia, immaginiamo il tasso di inquinamento che riusciamo a produrre.
La “cultura della bicicletta” è diffusa solo in poche regioni, ed è un vero peccato, perché sarebbe un piccolo gesto che aiuterebbe l’ambiente a vivere meglio e forse a sopravvivere.
“Consumare meno ma meglio” è il motto abbinato alla fiera della sostenibilità che si è tenuta a Milano lo scorso 13 Aprile, un evento che dimostra la sensibilità e l’attenzione di cittadini e imprese, ma che anche in questo caso si limitano a poche giornate, dovrebbero tenersi più spesso per aumentare il senso civico nei confronti del nostro ambiente?
Si tratta di danni globali, è inutile ripetersi, ma mi sembra di capire che fino in fondo non ci si rende conto che il mondo non è infinito. Le campagne pubblicitarie, i documentari e i telegiornali non sono sufficienti a scuotere le nostre menti.
Ciò accade a livello superficiale, a primo impatto, ma dopo pochi minuti l’effetto “panico” svanisce, ed ecco che si

