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Archivio per Maggio, 2008

LE CELLULE ADIPOSE NON MUOIONO MAI, E LA DIETA NON FA EFFETTO

LE CELLULE ADIPOSE NON MUOIONO MAI, E LA DIETA NON FA EFFETTO

Ormai è una certezza, i cibi spazzatura sono deleteri per il nostro organismo, lo dimostra una nuova ricerca svedese che ha confermato come chi si nutre di troppi cibi grassi e fritti, avrà sempre più difficoltà a smaltirli.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha confermato che le persone che iniziano da piccole ad accumulare cellule grasse, da adulte avranno seri problemi di smaltimento. Insomma a quanto pare il numero di adipociti che si acquisisce da giovani restano nel nostro corpo per tutta la vita.

Chi vuole fare la dieta da adulti, avrà serie difficoltà a perdere peso, perché la dieta aiuta a ridurre le dimensioni delle cellule adipose, ma non la quantità, quindi in poco tempo si rischia di riprendere tutto il peso perduto.  Sembra che il numero di adipociti, tendano a crescere fino all’età adolescenziale, poi iniziano a rimanere uguali, quindi la quantità di cellule grasse accumulate durante l’infanzia, sono molto importante per il peso forma da adulti, in quanto più depositi di grassi ci sono nel nostro corpo, più tenderemo ad ingrassare.

La ricerca svedese ha messo in luce anche un altro aspetto, il numero di adipociti, rimane lo stesso per tutta la vita però c’è anche la certezza che ogni tanto avviene un ricambio, questo fatto potrebbe svelare nuovi scenari per la cura anti-obesità, un problema che nel mondo coinvolge sempre più persone e di cui ancora non esistono cure definitive.

La ricerca in questione, svolta dalla squadra dei ricercatori del Karolinska Institutes di Stoccolma con a capo il dottor Spalding , ha studiato il grasso addominale di oltre 600 persone sia grasse che magre, ha misurato poi la quantità e la grandezza delle cellule, da questa prima analisi è emerso che fino all’età di venti anni circa, il numero di cellule adipose aumentano costantemente, poi dai venti anni in su inizia a rimanere ordinario e col tempo questo numero rimane sempre più associato con l’indice di massa corporea.

Una seconda ricerca, è stata svolta su alcune persone obese, prima dell’operazione di bendaggio gastrico e dopo alcuni anni. Si è appurato che questi individui grazie all’intervento avevano perso quasi il 20% del loro peso ma la quantità di cellule grasse nel corpo era rimasta la stessa, nonostante la dimensione fosse diminuita.

Insomma, le cellule adipose Continua..

IL CERVELLO?! E’ UNISEX

IL CERVELLO?! E’ UNISEXLa scienza ci propina un’altra ricerca stupefacente. Secondo dei recenti studi, pubblicati sulla rivista “Cell” si è arrivati alla conclusione che il cervello maschile e quello femminile sono praticamente unisex.

Lo studio compiuto sulle mosche ed effettuato da alcuni ricercatori dell’Università di Yale e Oxford, ha messo in luce che una volta avviato nella mosca femmina il neurone responsabile del corteggiamento sessuale maschile, questa attiva lo stesso comportamento del maschio.

Quindi addio al detto che maschi e femmine appartengono a mondi diversi, da oggi e se questa ricerca troverà le sue conferme dovremmo accettare l’idea che in fondo uomini e donne non sono cosi diversi, almeno dal punto di vista erotico. La ricerca si è svolta più o meno cosi: gli scienziati degli atenei inglesi e americani, hanno messo in funzione un neurone, attraverso un fascio laser, che si occupa della parte sessuale maschile, una volta avviato questo neurone, le mosche femmine hanno iniziato a comportarsi come i maschi.

Il maschio delle mosche, usa un vero e proprio richiamo per attirare l’attenzione delle femmine. Iniziano a cantare muovendo un’ala, le femmine mosche facevano esattamente la stessa cosa dopo che gli scienziati hanno attivato il neurone.

La ricerca ha quindi messo in luce come nelle mosche femmine è presente lo stesso funzionamento di conquista dei maschi, probabilmente questo comportamento non si manifesta o rimane celato, ma usando le modalità giuste, esse assumono il medesimo atteggiamento, limando cosi ogni differenza di genere nel campo sessuale.

Per ora, non si può dire con certezza che anche i cervelli degli esseri umani siano cosi, ma dopo queste innovative ricerche è possibile pensare che i cervelli Continua..

Mandorle: buonumore e vitalità

buonumore e vitalità

La mandorla non è altro che il seme oleaginoso dell’albero del mandorlo, tra l’altro, unica sua parte commestibile e utile all’uomo.

Storicamente si presume che la pianta di mandorlo – nativa dell’Asia sud Occidentale – venisse coltivata sin dall’Età del Bronzo; i Romani la utilizzarono come rimedio contro l’ubriachezza; Carlo Magno ne promosse la coltivazione e, addirittura, nel Medioevo veniva utilizzata come cura energizzante, in modo particolare per contrastare il deperimento, ed anche per la preparazione dei filtri d’amore – da qui l’usanza dei rinomati e diffusi confetti di mandorla come simbolo di buon augurio.

Nella nostra Sicilia giunse grazie alla commercializzazione che ne fecero i Fenici. Il suo nome scientifico è Prunus dulcis e appartiene alla famiglia delle Rosacee.

Il seme del mandorlo si presenta con una forma ovoidale, il suo esterno è di colore verde e, all’interno del suo guscio legnoso, si possono trovare uno o al massimo due semi, per l’appunto la mandorla. Ne esistono tre grandi varietà:

le amare, che se assunte in elevate quantità sono altamente tossiche anche per l’uomo, in quanto contengono acido prussico, reso inattivo solo dalla cottura del prodotto;

le dulcis, utilizzate sia dall’industria dolciaria che dalle grandi industrie di prodotti di bellezza, in modo particolare per il suo apprezzatissimo olio che, grazie alle sue proprietà emollienti, garantisce la prevenzione contro l’invecchiamento della pelle;

e le fragilis, che si caratterizzano sia per il loro seme dolce che per il loro endocarpo, quindi la loro parte più interna, che non è legnoso.

Le mandorle sono quindi da sempre adoperate in cucina, per la preparazione di piatti sia dolci che salati, e nell’industria della cosmesi, in cui viene utilizzato il già citato olio di mandorla: l’olio prodotto dalla spremitura a freddo delle mandorle dolci viene adoperato – e sicuramente tutte le donne lo sapranno bene – per idratare le

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Dall’Oriente la cura contro i mali dei tempi moderni: è il ginseng, radice di vita

Dall’Oriente la cura contro i mali dei tempi moderni: è il ginseng, radice di vita

Il ginseng affonda le sue radici – scusate il gioco di parole – nella saggezza atavica dell’antica Cina. Conosciuta anche come panax ginseng – da non confondere con il più diffuso e meno efficace panax quinquefolium canadese - il suo nome deriva dal greco ed ha il significato di cura per tutto; mentre il termine d’uso corrente, ginseng, deriva etimologicamente dal cinese, con l’accezione di pianta dell’uomo.

Quest’ultima definizione è scaturita proprio per la forma della radice, conosciuta anche come “pozione della longevità”, che ricorda vagamente quella di un corpo umano stilizzato.

La pianta di ginseng appartiene alla famiglia delle Arialacee, dell’ordine delle  Policarpiche e viene coltivata principalmente nelle zone più fredde dell’Asia Orientale – in modo particolare, nella Cina del Nord, in Corea e nella Siberia Orientale -  e del Nord America.

Cresce come una pianta bassa con delle piccole bacche rosse. In genere la si trova alla penombra di grandi alberi, quali possono essere i pini, in quanto trae giovamento per la crescita dall’assorbimento dell’humus ed impiega, per completare la sua maturità, un arco di tempo di almeno sette, otto anni. Al termine di questo periodo viene estratta per passare alla fase dell’essiccazione.

Le sue proprietà terapeutiche sono conosciute da tempi antichissimi e riconosciute, perciò comprovate, da diversi studi scientifici.

Addirittura venivano organizzate delle vere e proprie spedizioni di cacciatori che rischiavano la vita solo per la sua ricerca; era uso di questi cacciatori poi, intagliare il legno dell’albero alle cui radici era stata ritrovata la tanto agognata pianta, soprattutto se le radici della pianta stessa avessero avuto forma di gambe umane, in quanto si riteneva che fosse ancora più pregiata!

Perciò agli inizi era così rara e ricercata che si arrivava a pagarla fino a sette, otto  volte il suo peso in monete d’argento, a volte anche d’oro!

Il ginseng rappresenta di sicuro l’elemento presente in natura maggiormente conosciuto ed utilizzato come cura energizzante e viene utilizzato in modo particolare per combattere lo stress, l’ansia, il nervosismo, la stanchezza, l’inappetenza e per ritardare gli effetti dell’invecchiamento,  soprattutto perchè i suoi principi attivi hanno la capacità di potenziare il rendimento fisico e mentale, stimolando la memoria e rafforzando le difese immunitarie del corpo umano riducendo quindi, di gran lunga, il rischio di contrarre diverse e differenti malattie.

Tra i principi attivi tonificanti di questa pianta, facilmente reperibile sia in farmacia che in erboristeria, vanno di certo nominati i ginsenosidi, tutte le vitamine del gruppo B, gli oligoelementi, i minerali e i peptidi.

In pratica non comporta controindicazioni, ma solo un po’ di attenzione nel seguire alcune accortezze: innanzitutto

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