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Archivio per Aprile, 2008

Combattiamo la vecchiaia: ecco il piano per restare giovani

ecco il piano per restare giovani

COME SI INVECCHIA

 

La materia cerebrale diminuisce.

I neuroni cominciano a diminuire in numero e grandezza, riducendo poco alla volta il volume del cervello e l’abilità di ricordare dettagli e fatti con la velocità della giovinezza.

I danni da radicali liberi si accumulano

Nelle cellule cerebrali, i radicali liberi possono danneggiare il DNA ed interferire con i mitocondri produttori di energia, causando la morte prematura delle cellule.

Il livello di un neurotrasmettitore direttamente coinvolto nella memoria, l’acetilcolina, diminuisce naturalmente col passare degli anni, riducendo la capacità del cervello di trasportare messaggi da una cellula all’altra.

Lo stress provoca danni

Lunghi periodi di ansia e preoccupazioni potrebbero provocare danni al cervello, specialmente all’ippocampo, una parte responsabile della memoria. Uno studio del Centro Medico Universitario di Rush che ha seguito più di 1200 persone per 12 anni, ha scoperto che i soggetti più facilmente stressabili sviluppano un maggior numero di disfunzioni cognitive rispetto altri soggetti.

Una pressione sanguigna alta e colesterolo elevato debilitano le cellule di colesterolo  LDL

L’alta pressione sanguigna insieme ad un alto tasso di colesterolo negativo possono ostruire picoli capillari nel cervello, bloccando il passaggio di ossigeno, nutrienti, glucosio, aumentando il rischio di paralisi. Inoltre l’alta pressione sanguigna raddoppia il rischio di Alzheimer.

 

IL PIANO PER RESTARE GIOVANI

 

Fai riposare il cervello

Un sonno adeguato ti rende più sveglio ed intelligente. Il sonno aiuta

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STRESS: UN NEMICO DA COMBATTERE

UN NEMICO DA COMBATTEREIl termine stress, che in lingua inglese significa sforzo, tensione, costrizione, fu introdotto in medicina dal canadese Hans Selye per designare qualsiasi tipo di perturbazione dello stato di equilibrio di un organismo vivente (con particolare riferimento all’uomo) a seguito dell’azione di stimoli esterni, cosiddetti agenti stressanti.

Ad, esempio, le più comuni allergie come l’asma, l’orticaria, la febbre da fieno, sono reazioni dell’organismo a fattori stressanti esterni di natura fisica (polline, polveri, ecc.).

Così, generalmente, ad uno stress di natura psico-emotiva corrisponde una risposta di natura analoga; per esempio, ad un improvviso pericolo corrisponde una reazione di paura e di fuga o di difesa. Tali reazioni sono perciò un naturale ed utilissimo sistema biologico di difesa e di adattamento.

Vi è da notare che fino a qualche tempo fa il termine stress non assumeva uno specifico e particolare interessa dal punto di vista medico-sociale.

Con la progressiva accentuazione degli aspetti negativi della civiltà moderna, cioè l’aumento del traffico nei grandi e piccoli centri urbani, l’inquinamento atmosferico e delle fonti di approvvigionamento idrico ed alimentare, l’aumento della criminalità e dei disagi creati dalla mancanza di soddisfacenti rapporti umani con i propri simili, lo stress è divenuto una vera e propria malattia sociale.

Il borseggio subito in autobus, le crescenti preoccupazioni familiari, le liti con il collega d’ufficio, i ritmi insopportabili e le tensioni negli ambienti di lavoro, le interminabili attese nel traffico delle ore di punta o in fila ad uno sportello e tanti altri piccoli episodi della vita quotidiana di ognuno costituiscono tante occasioni di stress che, con il passare degli anni, possono causare gravi conseguenze sull’equilibrio psichico di una persona o colpire organi quali, ad esempio, quelli dell’apparato digerente (stomaco, colon) o quelli dell’apparato cardio-circolatorio (cuore, coronarie) senza trascurare i possibili danni celebrali.

Non è una fatalità che gli infarti e gli ictus cerebrali siano in costante aumento proprio nei Paesi più ricchi e più avanzati tecnologicamente. I ricercatori ritengono che noi ci troviamo coinvolti ogni anno in avvenimenti mille volte più numerosi che i nostri bisnonni ma il tempo disponibile per prendere decisioni rimane lo stesso o addirittura diminuisce.

In tal modo, quella che è una risposta del tutto naturale del nostro organismo alle sollecitazioni del mondo esterno, si trasforma in Continua..

Dormire tante ore e troppo poco fa diventare obesi

Dormire tante ore e troppo poco fa diventare obesi

L’abitudine di dormire troppo o poco, può incidere sul peso, col rischio di diventare obesi o in sovrappeso.

Questa ricerca pubblicata nella rivista specializzata Sleep e condotta da uno studioso, Jean Philippe Chaput della Laval University di Quebec in Canada, ha messo in luce come le ore di sonno sono strettamente correlate al peso corporeo. Insomma lo studio sottolinea il legame tra il giro vita e la qualità del sonno.

I dati precisi parlano chiaro, chi dorme meno di 6 ore rischia fino al 35% di ingrassare fino ai 5 chili nell’arco di 6 anni, mentre chi dorme sopra le 9-10 ore a notte, ha un rischio del 25% di ingrassare. Gli esperti da sempre consigliano di dormire quelle 7-8 ore a notte, l’ideale per mantenersi in forma.

I dati estrapoolati da questa ricerca, sono il prodotto di uno studio approfondito condotto su 276 persone tra i 21 e i 64 anni per un periodo di 6 anni. La ricerca mette in luce che a prescindere dall’età, dal tipo di alimentazione e dallo stile di vita, chi dorme meno di sette ore per notte, nel giro di 6 anni ingrassa di 1,98 kg, mentre al contrario chi supera la soglia delle 8 ore ingrassa di 1,58 kg.

Alcuni casi limite, sono ingrassati di quasi 5 kg, ma appunto sono casi rari. Quindi lo studio evidenzia che la durata del sonno, può venir messa nella lista dei tanti fattori scatenanti l’obesità e il sovrappeso.

L’insonnia o la tendenza a dormire meno di 6-7 ore a notte, provoca dei cambiamenti a livello

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LA GIORNATA DEL RESPIRO, INCONTRO VIRTUALE TRA MEDICI E PAZIENTI

LA GIORNATA DEL RESPIRO, INCONTRO VIRTUALE TRA MEDICI E PAZIENTI

Gli italiani respirano male, oltre 4 milioni di persone del nostro paese, hanno a che fare con problemi respiratori come la bronchite cronica ostruttiva e l’asma bronchiale. Sono anche in crescita i malati di tumore al polmone e di Tbc, malattia correlata ai flussi migratori.

Continuando di questo passo, tra alcuni anni si arriverà a 12 milioni di morti per malattie legate all’apparato respiratorio, non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Con l’aumento dello stile di vita sregolato e l’invecchiamento della popolazione, le malattie legate al respiro sono sempre più un’emergenza internazionale, secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, riportati nel libro bianco della European Respiratory Society. Il fumo, l’aria inquinata, lo smog e le sostanze cancerogene con cui ogni giorno abbiamo a che fare sono deleterie per l’apparato respiratorio.

A tale scopo, è stata indetta una giornata dedicata a questi problemi, la Primavera Aimar, promulgata dall’Associazione scientifica interdisciplinare per lo studio delle malattie respiratorie (l’Aimar), l’iniziativa ha lo scopo di unire 17 città italiane collegate in teleconferenza per un maxi forum presieduto da centinaia di medici ed istituzioni pubbliche che si occupano di salute.

Lo scopo è quello di valicare i principi nazionali dettati dalla teleconferenza a livello regionale, coinvolgendo anche le persone che soffrono di qualche patologia respiratoria, o semplici cittadini che vogliono saperne di più interagendo con i vari relatori presenti.

L’aumento della mortalità correlato alle malattie respiratorie e l’andamento cronico delle malattie hanno indotto il Ministero della Sanità a fissare le malattie respiratorie croniche tra le prime 4 priorità della salute pubblica a livello sociale.

L’iniziativa prima nel suo genere nel nostro paese, ha lo scopo di sottolineare e diffondere la preoccupazione e la volontà di agire per risollevare la prevenzione di queste malattie. Innanzitutto si cercherà di far diminuire i Continua..

Come sconfiggere la Prostatite

Un bruciore mentre si va in bagno, associato a un dolore nelle zona del perineo, cioè sotto le parti intime, unitamente a febbre, brividi e a un’intensa sensazione di malessere generale sono i sintomi più comuni della prostatite acuta, cioè di una infiammazione della ghiandola maschile che serve a produrre il liquido spermatico.

La prostatite viene diagnosticata attraverso una ecografia di controllo e una analisi delle urine ed eventualmente dello sperma stesso.

Questi esami nel loro insieme permettono di effettuare una diagnosi corretta e quindi di impostare anche la terapia conseguente.

Essa è solitamente a base di antibiotici che servono a eliminare i batteri responsabili della prostatite, antinfiammatori che svolgono un’azione anche antidolorifica, e alfalitici, cioè farmaci che aiutano lo svuotamento della vescica e quindi impediscono che le urine ristagnino, una delle cause più frequenti di prostatite.

Quindi se si soffre di un dolore intenso nel momento in cui si va in bagno, unito a dolore e a senso di pesantezza, se il paziente ha difficoltà ad andare in bagno o ci va più spesso del solito, è utile sottoporsi a un controllo. Inoltre c’è un altro effetto che spesso preoccupa molto chi soffre di questa infiammazione: una scarsa produzione di sperma.

La diagnosi si effettua attraverso una visita e attraverso alcuni esami strumentali.

Come primo passo l’urologo controlla dimensioni, consistenza e grado di dolore della prostata. Attraverso un esame non invasivo, lo specialista può valutare quale tipo di batterio ha aggredito la prostata e impostare la terapia più adeguata.

Se la prostatite è causata da un incremento del volume della prostata, evento che si verifica naturalmente intorno ai quarant’anni di età, bisogna valutare la possibilità di intervenire chirurgicamente per rimuovere la parte di prostata che impedisce il corretto flusso delle urine e scatena l’infezione. Tutti gli uomini in età avanzata sono destinati ad avere una ipertrofia prostatica, ma non a tutti comunque cresce al punto di creare problemi.

Tracce di sangue nello sperma a volte sono uno dei sintomi della prostatite.

L’infiammazione può produrre questo problema che non deve allarmare più del necessario, ma spingere a una visita specialistica in tempi ragionevolmente brevi.

Talvolta un aumentata velocità con cui l’uomo raggiunge la gioia nell’intimità può essere un segno di questo malessere. Bisogna curarsi poiché infiammazioni croniche della prostata possono portare a problemi di fertilità.

Infatti, la prostata fornisce il liquido nel quale sopravvivono gli spermatozoi. Una alterazione della composizione del liquido, a causa di un’infiammazione, può diminuire la vitalità degli spermatozoi.

In caso di prostatite non è sempre utile fare il cosiddetto esame del Continua..

IL VIZIO DEL FUMO, SCRITTO NEL DNA

IL VIZIO DEL FUMO, SCRITTO NEL DNA

Secondo una ricerca islandese, il vizio del fumo è scritto nei geni, insomma il dna è la causa del consumo continuo di nicotina, nemica del nostro organismo.

Basta pensare che nel mondo sono 1,2 miliardi i fumatori, in particolare nei paesi industrialiazzati, il 35% degli uomini e il 22% delle donne, per non parlare di quelli in fase di sviluppo in cui fumano il 50% dei maschi e il 9% delle femmine.

Si consumano 15 miliardi di sigarette e il 20% dei morti, sono riconducibili alle malattie legate al fumo, in particolare tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie.

In Italia, il 23% della popolazione fuma e ogni anno circa 80 mila decessi sono strettamente legati al fumo e la maggioranza di essi coinvolge individiui tra i 35 e I 69 anni.

La ricerca in questione, che ha coinvolto anche l’Italia, ha confermato quali sono i tre geni che portano gli individui a diventare dipendenti dal fumo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature, ha visto la partecipazione dell’Università di Raeykjiavik, e di alcuni ricercatori dell’Università Cattolica di Roma, Andrea Flex dell’Istituto di Patologia Speciale medica e Roberto Pola dell’Istituto di Medicina Interna.

Lo studio, oltre ad individuare quali sono i geni in questione, è stata condotta su un campione molto ampio di persone non solo per età, sesso e caratteristiche fisiche, ma anche per provenienza geografica ed aiuta le persone a prevenire il rischio di sviluppare dipendenza da nicotina, oltre che a bilanciare programmi terapeutici mirati per ogni singolo soggetto.

I geni in cui è contenuta la voglia Continua..

Pancetta? Meglio di NO dai quaranta anni in su!

Oggi la pancetta non è più solo perdita di sex appeal, soprattutto per i 40enni quel fastidioso girovita un po’ più largo, può rappresentare una minaccia per la salute.

Secondo una ricerca americana infatti, dai 40 anni in su il ventre pronunciato può portare a diversi problemi e fa aumentare le possibilità di ammalarsi di Alzheimer o di forme di demenza anche prima dei 70 anni.

Questa ricerca condotta in California dalla  Kaiser Permanente Division of Research di Oakland e pubblicata in una nota rivista scientifica, ha studiato un campione di circa 7 mila abitanti residenti nel nord della California per 35 anni, iniziando quando gli individui avevano 40 anni e misurando di volta in volta la crescita della pancetta.

In tutti gli anni di studio, per ogni paziente veniva compilata una scheda che riportava anche i problemi di salute che col tempo sviluppava l’individuo. Dalla ricerca è emerso che quasi il 15% del campione ha sviluppato il morbo di Alzheimer e problemi

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