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Salute - Benessere - Bellezza

Consigli e rimedi naturali per stare bene e vivere sani

Un bimbo sano e bello

gravidanza

Direttamente da un esperta èquipe di ricercatori provenienti dall’università della Sapienza di Roma e dal Laboratorio Menoma, arriva una notizia che regalerà una certa serenità e tranquillità a tutti i prossimi neogenitori.
La fase della gravidanza è motivo di grande gioia, ma al contempo di grande preoccupazione, dato l’alto rischio di trasmissione di malattie genetiche e cromosomiche al feto, ma, grazie all’ausilio di un nuovo “testâ€, è possibile evitare questo rischio, dando alla luce con maggiore sicurezza, un bambino bello sano.
Il metodo, è basato sulla selezione di appositi ovociti, le cellule germinali femminili prodotte durante il processo della gametogenesi. Il test, è già disponibile e sembra davvero funzionare. Il primo caso infatti, lo ritroviamo a Roma, dove è nata una splendida bambina.

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Occhi : difendili così (prima parte)

Bruciori, arrossamenti, irritazioni, disturbi infiammatori o facilità alle infezioni sono le conseguenze più comuni del “maltrattamento” a cui sottoponiamo quotidianamente i nostri occhi.

Ma è sufficiente un po’ di attenzione alle loro esigenze, insieme all’aiuto di semplici rimedi e tecniche naturali, per effettuare un’autentica opera di prevenzione, in grado di proteggere la vista da agenti esterni e cattive abitudini.

Da alcuni decenni, grazie alle geniali intuizioni dell’oculista americano William Bates e a successivi studi e ricerche internazionali, è stata sviluppata un’interpretazione del tutto nuova dei difetti visivi.

Stress mentali e fisici, eccessiva permanenza davanti a schermi di televisioni e computer, cattive abitudini visive e posturali, problemi psicologici ed emotivi, sono cause determinanti nello sviluppo dei disturbi della vista, che non si instaurano mai per motivi puramente meccanici, ma sono in genere favoriti da tensioni mentali inconsce.

E poichè l’agitazione mentale, lo sforzo e il cattivo uso degli occhi possono compromettere l’intero processo della visione, la cura dei disturbi oculari deve cominciare proprio dal rilassamento della tensione mentale e da una “rieducazione” della funzione del vedere.

Attraverso specifici ma semplici esercizi rieducativi mirati a decontrarre la muscolatura degli occhi e a ripristinare il tono e l’elasticità delle strutture oculari, è possibile ristabilire l’equilibrio della funzionalità visiva, migliorando e talora risolvendo, disturbi comuni come miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia.

Ma quali sono i più semplici “accorgimenti” per proteggere la vista dai danni provocati dallo studio o dall’abuso del computer?

La lettura, lo studio o il lavoro ai videoterminali, quasi sempre in spazi chiusi o ristretti, costringono i nostri occhi allo sforzo continuo di fissare oggetti vicini limitando la natura messa a fuoco da lontano e favorendo così l’insorgere di molti disturbi della vista, in particolare della miopia.

Per prevenire e alleviare l’affaticamento da tensione, un semplice esercizio, molto rilassante per la vista, consiste nell’avvicinarsi a una finestra, a intervalli regolari, e guardare lontano. Così si rigenera la retina.

Indispensabile per tutti i problemi di vista e per qualunque età, il mirtillo è un’autentica miniera di flavonoidi, i più potenti antiossidanti naturali con un effetto tonico sui vasi sanguigni e capaci di migliorare la microcircolazione dell’occhio e di rafforzare la vista.

E’ consigliabile il consumo giornaliero di mirtilli, anche in aggiunta a yogurt, in succhi o centrifugati.

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Gestione del tempo (quarta parte)

Alcune volte il mondo circostante si ostina a comportarsi in maniera diversa dalle nostre aspettative, indifferente alla definizione di obiettivi precisi e di piani di azione rigorosi.

Quando si ha l’impressione che tutto congiuri contro la realizzazione dei propri  progetti può significare che:

  • si segue una scelta di vita in cui non si crede abbastanza
  • si è effettuato un’analisi inadeguata delle proprie capacità
  • si ha valutato erroneamente il contesto
  • si è portatori di una verità per la quale gli altri non sono ancora pronti
  • non si ha capito niente

In tutti questi casi bisogna esaminare attentamente la questione, accantonare la propria presunzione, procedere con con un’onesta autoanalisi e ridefinire finalità ed obiettivi non è una rinuncia o una sconfitta.


In primo luogo si tratta di un dovere verso quanti ci circondano, soprattutto se dipendono da noi, come accade per familiari e collaboratori. In secondo luogo è un impegno verso se stessi, per non cadere in quell’autocommiserazione che inevitabilmente porterebbe a sperimentare uno dei sentimenti più gravosi per l’essere umano: la frustrazione.

Soprattutto, è la dimostrazione di saper accettare la realtà. Senza questa oggettivazione risulta impossibile determinare le giuste azioni correttive e agire di conseguenza.

Esiste poi un’altra manifestazione proficua, che consiste nel prendersi una vacanza ragionata dalla razionalità e dal contesto. Naturalmente vi saranno delle conseguenze, ma vi sono anche nei casi di eccesso di rigore.

Tanto vale quindi lasciare volontariamente degli spazi abbastanza preordinati alla nostra parte irrazionale e potenzialmente trasgressiva. In tal modo sarà possibile prevenire manifestazioni incontrollabili di intolleranza o ritorsioni del corpo, che a volte si dimostra bravissimo nel prendersi  rivincite di tipo psicosomatico.

Ne sono esempio coloro che si sforzano oltre misura per recarsi a una cena di lavoro ritenuta intollerabile e per tutta la sera si esibiscono in gaffe irrefrenabili o sviluppano un’acidità di stomaco che impedisce di arrivare in fondo alla serie di portate.

In assoluto non c’è niente di male nel prendere qualche vacanza dalla rigorosità e agire secondo uno dei seguenti criteri, almeno per un po’ di tempo:

  • scegliere la strada più congeniale
  • cercare risultati di alta gratificazione
  • fare con quello che c’è senza sforzarsi a reperire altre risorse
  • sopravvivere accettando le situazioni non gestibili così come sono
  • affaccendarsi su quello che c’è da fare prendendolo come arriva
  • decidere di non decidere

L’importante è aver chiaro perchè si agisce in un modo piuttosto che in un altro, verificando ogni volta il grado di tolleranza fra “vacanza cerebrale†ed obiettivi razionali, tenendo conto anche dei propri limiti reali e del contesto.

In tal modo le parti razionali ed emotive dovrebbero giungere a un compromesso, bilanciandosi. Di ogni scelta è stato deciso cosa si prende, cosa si lascia e perchè, in funzione di quello che si vuole e del prezzo che si è disposti a pagare.

In tal modo il lamento continuo di chi sempre piange l’assenza di quello che non ha, dovrebbe avere fine, con gran vantaggio di tutti. Se continua, significa che l’individuo sta mentendo a se stesso.

Vi è un unico caso veramente critico: quando mancano le alternative. Qui, la situazione dovrebbe essere affrontata in termini di finalità ed obiettivi. Solo ragionando in questi termini sarà possibile scegliere consapevolmente e valutare gli eventi in funzione delle proprie scelte di fondo. L’importante è smettere di lamentarsi con sè stessi e con gli altri.

Attenzione però che umiltà ed elasticità non divengano scuse per arrendersi davanti al primo ostacolo.

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Comunicazione …….. quella sbagliata (prima parte)

Perchè riesce tanto difficile intenrdersi?

Forse c’è un altro che parla al posto tuo. Il messaggio non arriva perchè non sei consapevole di ciò che vorresti dire. Tappi la bocca ai sentimenti e quando vuoti il sacco ti afferrano i sensi di colpa.

Capita spesso che dopo aver parlato ci sentiamo peggio di prima: ci aspettavamo di essere capiti, di smuovere situazioni di stallo, di costruire rapporti più profondi, e invece ci ritroviamo più confusi e disorientati e soprattutto oppressi da una sensazione di incompiutezza.

Ciò che è avvenuto è che le parole, quelle giuste, quelle vere, sono rimaste dentro di noi.

Ma perchè succede?

Perchè prima di pronunciare una parola la passiamo al vaglio di un giudizio serrato, cerchiamo di prevedere l’effetto che sarà sull’altro, ci illudiamo di anticipare le possibili obiezioni, persino di calcolare l’immagine che diamo di noi e le conseguenze che avrà.

Ma il vero nemico è a monte: siamo poco consapevoli di ciò che vorremmo dire, non diamo legittimità ai nostri sentimenti, li distorciamo per adattarli alle nostre convinzioni e abitudini. Le parole che diciamo rispecchiano un pensiero troppo cerebrale condizionato da modelli e inibizioni.

E’ più facile dire: “Ho mal di testa†piuttosto che “Sono arrabbiatoâ€; è più neutro chiedere “Esci anche stasera?†piuttosto che confessare “Ho paura di perdertiâ€.

Oppure è l’immagine che abbiamo di noi a tapparci la bocca: “Uno pacifico come me non può alzare la voceâ€; “Sono una persona per bene io e certe cose non le dicoâ€. Sì ma intanto dentro di noi quelle parole esistono e il compromesso tra ciò che diciamo e ciò che vorremmo dire non può che essere che un discorso debole, impersonale, inautentico.

E anche quando allentiamo il controllo scattano il giudizio, i sensi di colpa, il pentimento….

La cattiva comunicazione non è solo inutile, è dannosa: crea un circolo vizioso che attiva reazioni a catena che ci bloccano.

I nostri nemici?

  • I giudizi e l’autocontrollo. Giudichiamo le nostre stesse parole prima ancora di pronunciarle.
  • Le convenzioni. Adattiamo i nostri discorsi alle regole dell’ambiente, diventando falsi.
  • I modelli e i ruoli. Ci creiamo un ruolo fisso ed eliminiamo tutto ciò che potrebbe smentirlo.

Gli errori?

  • Dire, non-dire. Quella frase non completata, quel discorso non chiarito, sono come dei piccoli cantieri aperti nel nostro cervello che occupano molti dei nostri neuroni-operai che lavorano incessantemente senza portare a termine nulla. Con un ingente sperpero di risorse ed energie preziose.
  • Sempre le stesse frasi. Ogni volta che diciamo le stesse cose attiviamo le stesse dinamiche che impediscono alle relazioni di evolversi e approfondirsi. Se facciamo sempre la solita domanda otteremo sempre la solita risposta e non ci sarà mai un vero scambio, nè sorprese, nè intimità.
  • Farsi belli a parole. Se ci sforziamo di dare sgli altri una certa immagine risulteremo forzati, poco genuini, insicuri. E i primi a non credere a ciò che diciamo siamo proprio noi. E la disistima cresce ……..
  • Intasare il cervello. L’incessante ruminio interiore, le parole sbagliate che continuamente ci diciamo, insieme a quelle che tratteniamo, creano un vero e proprio ingorgo di energie bloccate. Il cervello si intasa e diventiamo poco lucidi e sempre meno consapevoli.
  • Seppelire se stessi. Le emozioni sono forze vive, se le tratteniamo o le condanniamo finiranno con l’implodere nel nostro corpo, generando malattie, stanchezza mentale e fisica, difficoltà a concentrarsi ma soprattutto ansia e panico.

Come si può cambiare?

  • Non lasciare nulla in sospeso. Cerca di concludere qualsiasi cosa inizi a dire, perchè ogni attività di pensiero lasciata incompiuta diventa un polo di attrazione di energie sottratte ad altro.
  • Spiazza le tue abitudini. Prova a spezzare le abitudini, ad esempio: lui o lei ti aggredisce verbalmente? Rispondi con una parola gentile. E anzichè litigare comincerete a parlare.
  • Non curarti “dell’effettoâ€. Quando parli concentrati su te stesso e non cercare di controllare l’effetto di ciò che dici sull’altro.
  • Libera la lingua allo specchio. Ci sono parole che non riesci a dire? Non importa, pronunciale lo stesso quando sei da solo. L’energia di cui sono cariche riuscirà comunque a fluire.
  • Porta in campo le emozioni. Un corso di recitazione, uno sport ricco di adrenalina, possono servirti a prendere contatto con la tua sfera emotiva.
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Medicina Cinese : il Qigong (seconda parte)

L’insegnamento del Qigong, molto diffuso in Cina e nel mondo vede diverse scuole e moltissimi “maestriâ€. E’ umano e naturale che ogni allievo riconosca al maestro il merito di avergli insegnato qualcosa di utile e pertanto sia portato ad attribuire alla propria scuola doti eccezionali.

Una delle più profonde conoscitrici della pratica del qigong ai giorni nostri è la Dottoressa Ma Xu Zhou di Pechino, presidente dell’Accademia Nazionale Cinese di Qigong.

E’ bene che gli esercizi siano appresi da persone qualificate. Ciò che diremo non serve a imparare il qigong autodidatticamente; si tratta comunque di consigli la cui utilità è universalmente riconosciuta.

Elenchiamo gli elementi, a nostro avviso, fondamentali per una “buona pratica†del qigong:

  • Rilassamento
  • Pace interiore e concentrazione
  • Controllo della postura
  • Controllo della respirazione

Rilassamento:

La salute e lo stato di benessere coincidono con il normale fluire dell’energia e del sangue: ogni ostacolo alla libera circolazione del qi comporta, almeno potenzialmente, l’insorgere di una disarmonia.

I fattori ambientali ed emotivi agiscono sul corpo nel suo aspetto materiale-fisico determinando atteggiamenti posturali, contratture e spasmi che ostacolano il normale fluire energetico-sanguigno; viceversa, atteggiamenti posturali scorretti, alterando lo scorrimento di energia e sangue, possono favorire l’insorgenza di squilibri energetici.

Un ulteriore passo di approfondimento ci porta a pensare al Fegato: la sua funzione principale è quella di controllare e favorire la fluidità cioè il corretto scorrere dell’energia e del sangue (â€Il Fegato ama la libertàâ€).

Le alterazioni della postura provocano spasmi e contratture dell’apparato muscolo-tendineo e, guarda caso, il Fegato governa i muscoli e il movimento.

Quando la persona è rilassata, energia e sangue scorrono senza ostacoli, invece la contrazione di un gruppo di muscoli ostacola il libero fluire del qi. Cercare il rilassamento quindi significa abbandonare qualsiasi  sforzo o contrazione dei muscoli: ciò permette una migliore e più rapida circolazione.

I muscoli e i tendini, se rilassati, ricevono maggiori quantitativi di energia e sangue in tempi più brevi e pertanto incrementano le loro potenzialità, la loro forza e la loro rapidità di movimento: “Quanto più è rilassato il corpo tanto più sangue ed energia circolano rapidamente e maggiore è la forza sviluppata“.

Da qui si spiega una delle regole più importanti nella pratica delle arti marziali: “sviluppare la forza della non-forza“. Se manteniamo lo stato di rilassamento, sangue ed energia scorrono con fluidità anche durante l’esecuzione dei movimenti che appariranno “fluidi ed armoniciâ€. E’ interessante osservare che alcuni maestri di qigong cinesi, non giudicano quasi mai l’esecuzione di un esercizio “giusta o sbagliataâ€, ma come bella o brutta ovvero fluida e armonica o rigida e impacciata.

Dopo aver raggiunto il rilassamento controllando la postura e tenendo gli occhi chiusi, si inizia a praticare la respirazione addominale (armonizzazione del respiro). Se dopo qualche minuto si interrompe l’esercizio e si riaprono gli occhi, la sensazione sarà quella di una visione più nitida. Ciò si spiega grazie a quanto già affermato: il rilassamento e il controllo della postura permettono una buona circolazione dell’energia, “alleggerendo†il lavoro del Fegato che, meno impegnato nel mantenere la fluidità del qi, permette una migliore capacità visiva (il Fegato controlla gli occhi e la vista).

Un metodo per ottenere un buon rilassamento?

Ispezioniamo mentalmente tutto il corpo partendo dalla testa (occhi, bocca, collo), spalle, gomiti, polsi, mani, torace, addome, anche, ginocchia, caviglie e piedi e cerchiamo di “rilassare†i muscoli delle regioni prese in esame.

Tale metodica viene ripetuta più volte nell’esecuzione degli esercizi e, grazie ad essa, è possibile ottenere un rilassamento sufficiente a non dover compiere nessuno sforzo a mantenere la stazione eretta e la posizione tipica degli esercizi da svolgere.

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Alla ricerca di una nuova vita

In tanti cercano consigli sulla vita di tutti i giorni.

Proviamo a focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti della giornata.

Sono gli eventi piccoli ma fondamentali a fare la differenza: in essi si compiono gli errori che ci rendono infelici.

La possibilità di vincere i disagi passa per la consapevolezza di ciò che accade ogni istante.

Prova a seguire questi consigli:

  1. Con te stesso: se mentre cammini per strada ti accorgi che stai rimuginando, fermati, respira lentamente staccandoti dai pensieri e solleva lo sguardo osservando le persone, la strada e il cielo. Se sei fuori tempo, se non vivi il presente, coltivi la tua infelicità. Ogni istante è perfetto, sta a te viverlo pienamente.
  2. Al lavoro: prova ad ascoltare le critiche senza difenderti. Ascoltale e basta, senza giudicare te stesso o gli altri. Osserva bene la situazione poi agisci. L’osservazione senza giudizio consente di delegare alle zone profonde del cervello il comando delle operazioni. Saranno loro a scegliere la soluzione più idonea al momento giusto e senza fatica. L’azione diventa più limpida ed efficace se la liberi dall’orgoglio e dalle valutazioni.
  3. Con il partner: Prova a non parlare, lascia parlare lui e tu ascoltalo e osservalo. Non raccontare come un disco rotto ciò che hai fatto durante la giornata e non avere rivendicazioni. Così ti abitui a liberare la comunicazione dai pesi che la vostra storia ha accumulato tra voi. Se non ripensi a ciò che è accaduto, il silenzio risolve ogni problema perchè attiva le energie profonde della creatività.
  4. Con gli altri: questo mese, non dare la colpa a nessuno, genitori o figli, partner o amante, amici o destino, per ciò che sei. Parti da qui, da te stesso, non disperderti in inutili accuse e difese: solo così puoi avere a disposizione tutte le tue risorse, e non le disperdi facendo ridondare la mente sui soliti pensieri.

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Depressione : l’esercizio dell’arancione, il sereno del tramonto

L’arancione unisce la luce del giallo con la forza del rosso. E dunque simboleggia gioia, energia, calore, vitalità, allegria, rinnovamento, illuminazione spirituale.

Esso regola l’attività respiratoria ed espande i polmoni, attiva i processi assimilativi e l’appetito, stimola la funzione cardiaca senza influenzare la pressione e aiuta l’attività delle ghiandole endocrine, rimette in circolo l’energia laddove ristagna.

E’ un colore rasserenante che restituisce l’entusiasmo, elimina la sonnolenza mattutina; è utile in caso di eccessiva insoddisfazione, paura, pessimismo. Infatti libera dalle limitazioni e induce tolleranza.

E’ associato alla trasmutazione delle energie sessuali in altre realizzazioni creative. Per tutte le caratteristiche che abbiamo elencato l’arancione ben si presta nei casi di depressione.

Un modo semplice di utilizzarlo è l’esercizio che vi proponiamo qui di seguito.

Sdraiatevi sulla poltrona o sul letto, in penombra. Concentrate l’attenzione sul corpo e cominciate a respirare. Con calma. Una calma cadenzata con il vostro respiro. Ora potete cominciare ad immaginare l’arancione….

Immaginate una spiaggia dorata di un’isola caraibica al tramonto.

Il globo infuocato del sole si incontra con la linea dell’oceano.. Siete sdraiati su una  sabbia finissima, sulla battigia, l’acqua del mare con la sua spuma avvolge la parte inferiore del vostro corpo…

L’aria è piacevolmente calda, state bene. Un colore aranciato si diffonde tutto intorno. Il mare appare di questo colore, le palme che si piegano abbassando la loro chioma fin sulla riva sopra di voi sono avvolte da una luce calda e dorata…

Ogni cosa è bella e armoniosa. Il colore arancione quieta le vostre emozioni… Le vostre emozioni più profonde trovano quiete, tranquillità, stabilità. Se siete depressi vi sentite stimolati.. se euforici sentite le vostre energie riequilibrarsi, spegnersi tra le onde del mare.

Le vostre emozioni si acquietano.

La risacca porta via brutti pensieri, ricordi di episodi negativi…volete liberarvi da tutto ciò, lasciare solo che sopravviva la sensazione di star bene, di essere allegri, in armonia con voi stessi e con il mondo esterno.

I problemi sono lontani…e voi siete qui a godervi l’incontro, magico ed emozionante, con voi stessi.

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Combattiamo la vecchiaia: ecco il piano per restare giovani

ecco il piano per restare giovani

COME SI INVECCHIA

La materia cerebrale diminuisce.

I neuroni cominciano a diminuire in numero e grandezza, riducendo poco alla volta il volume del cervello e l’abilità di ricordare dettagli e fatti con la velocità della giovinezza.

I danni da radicali liberi si accumulano

Nelle cellule cerebrali, i radicali liberi possono danneggiare il DNA ed interferire con i mitocondri produttori di energia, causando la morte prematura delle cellule.

Il livello di un neurotrasmettitore direttamente coinvolto nella memoria, l’acetilcolina, diminuisce naturalmente col passare degli anni, riducendo la capacità del cervello di trasportare messaggi da una cellula all’altra.

Lo stress provoca danni

Lunghi periodi di ansia e preoccupazioni potrebbero provocare danni al cervello, specialmente all’ippocampo, una parte responsabile della memoria. Uno studio del Centro Medico Universitario di Rush che ha seguito più di 1200 persone per 12 anni, ha scoperto che i soggetti più facilmente stressabili sviluppano un maggior numero di disfunzioni cognitive rispetto altri soggetti.

Una pressione sanguigna alta e colesterolo elevato debilitano le cellule di colesterolo  LDL

L’alta pressione sanguigna insieme ad un alto tasso di colesterolo negativo possono ostruire picoli capillari nel cervello, bloccando il passaggio di ossigeno, nutrienti, glucosio, aumentando il rischio di paralisi. Inoltre l’alta pressione sanguigna raddoppia il rischio di Alzheimer.

IL PIANO PER RESTARE GIOVANI

Fai riposare il cervello

Un sonno adeguato ti rende più sveglio ed intelligente. Il sonno aiuta il cervello a riunire pezzi di informazione sparsi e ad interpretarli correttamente. Al contrario, un sonno inadeguato è causa di cattive prestazioni sbalzi di umore.

Meditare

Il cervello delle persone che meditano regolarmente presenta alti livelli di onde gamma, associate all’attenzione, alla memoria attiva ed all’apprendimento. Ricercatori universitari hanno scoperto anche che quando le persone iniziano la pratica della meditazione in giovane età, in futuro perderanno meno materia grigia, e meno livelli di attenzione rispetto agli altri soggetti.

Mangia una mela al giorno

Le mele contengono antiossidanti che innalzano il livello di acetilcolina, un neurotrasmettitore essenziale per la memoria e che tende a diminuire con l’avanzare dell’età. Contengono anche la quercetina, un flavonoide che protegge le cellule cerebrali dai danni provocati dai radicali liberi.

L’inquietudine: elemento essenziale al nostro esistere

La propria esistenza è legata e dipende dall’esistenza degli altri, della società, dei valori, della cultura, dei pregiudizi, del modo di intendere la vita che si è formata nel periodo, nel epoca del nostro esistere.

Il nostro esserci è una possibilità.

Tutti quanti viviamo in una comunità, siamo in interazione con altre persone e con la società stessa.

Siamo i produttori dell’ordine sociale, delle teorie, delle convinzioni e delle istituzioni, ma ci dimentichiamo di esserlo e che tutto ciò che ci circonda non è una fattualità oggettiva indipendente dall’uomo, ma è un prodotto umano che viene percepito come realtà concreta non soggetta all’azione umana.

Questo prodotto sociale creato dall’uomo e nel quale l’individuo si relaziona interagisce, comunica, contribuisce a sua volta a portare delle modifiche nel comportamento, nel modo di pensare e nelle credenze, attraverso un’interazione dialogica.

Bauman sostiene che il prezzo che questa società, così come l’abbiamo creata con la libertà e l’indipendenza che può offrire, è l’insicurezza.

Per far fronte a tale insicurezza e senso di finitudine, ci costruiamo un modo di pensare ed agire in cui la morte, la sofferenza, il dolore, il deficit, l’handicap e tutto ciò che potrebbe distoglierci dalla nostra sensazione di potenza, d’infinito e di un’apparente perfezione, viene negata, scartata, nascosta , segregata in un qualche angolo.

La nostra cultura ci propone dei simboli di bellezza, associati a richiami di ricchezza, potere, felicità, benessere.

Risulta difficile, però, definire la nostra natura.

Siamo esseri,  infiniti e trascendenti, un’assolutamente altro,  esseri unici ed irripetibili e non possiamo essere afferrati nelle maglie epistemiche della ragione.

Quando l’altro viene oggettivato la sua alterità viene meno.

Noi non potremmo mai essere completamente capiti, né da noi stessi né tanto meno dagli altri.

L’errore potrebbe essere quello di ridurre il mistero della vita umana, in qualcosa di troppo conosciuto, in un qualcosa di razionale impersonale, magari in una legge fisica.

Non siamo solo ciò che sappiamo di noi, ciò che facciamo, ciò che pensiamo, siamo sempre qualcosa in più, ecco perché l’interrogarci, il pensarci, il voler andare sempre oltre a ciò che già conosciamo di noi stessi, non elimina il problema ma ne aggiunge di nuovi, perché essendo sempre qualcosa in più di quello che abbiamo scoperto di essere vogliamo continuare la nostra ricerca ed essendo infiniti la ricerca sarà infinita.

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Autostima : sentirsi finalmente all’altezza

Bisogna dire NO ai sensi di colpa ed è necessario fare spazio alla NOVITA‘ se si vuole trovare la propria STATURA.

Volersi bene è la strada maestra verso il benessere.

Se c’è un peccato mortale che commettiamo tutti i giorni è quello di non piacerci. Questo errore deleterio nasce in buona parte dalla visione “oscurata†della vita propostaci dal pensiero odierno che rende problematico il rapporto con noi stessi.

autostima

Non si piacciamo mai abbastanza perchè ci hanno subdolamente inculcato che dobbiamo essere diversi da come siamo, che è necessario correggerci in continuazione, migliorarci, confrontarci di continuo con chissà quali modelli di riferimento, che molto spesso si rivelano irraggiungibili come un miraggio nel deserto.

Dobbiamo trovare il coraggio di chiederci:

“Ma noi, che cosa siamo?“

La risposta sembra apparentemente difficile, ma non lo è. Basta osservare.

Siamo un complesso di esperienze sempre nuove, un corpo che cresce, matura e invecchia, emozioni che  ogni giorno si rimescolano, una realtà che muta dentro e fuori di noi.

L’uomo è un crocevia fisico-chimico di energie in costante cambiamento. Non siamo mai quelli di ieri, dell’altra settimana, dell’altro mese.

Ecco perchè è inutile e controproducente volere fare continuamente il punto, macerarci sugli errori, dirci cosa abbiamo sbagliato, censurare o giudicare i nostri comportamenti, fare autocritica e soprattutto dobbiamo iniziare a comprendere che stiamo male per un problema che non esiste!

Sì, quando noi ci disistimiamo e di conseguenza soffriamo, stiamo disapprovando una parte di noi stessi che forse non c’è già più e stiamo solo perdendo il nostro tempo sprecando tanta, tanta energia.

Disistimarci significa infatti “sotterarci†sotto un cumulo di operazioni innaturali. L’autostima viceversa è una vera e propria “palestra dell’anima†della quale non fare più a meno.

Chi non si stima, ogni volta che si prospetta la possibilità di un cambiamento viene colto da dubbi, incertezze e sensi di colpa, che lo portano a bloccare il processo e a condannarsi a un’esistenza senza vie d’uscita.

Chi si ama e si stima non si pone il dubbio se sia opportuno o meno fare o dire qualcosa di nuovo e diverso dal solito, perchè è la sua stessa energia vitale che lo porta spontaneamente  a cambiare di tanto in tanto.

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