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Blog dedicato alla nostra Salute

Usare abitualmente marijuana rimpicciolisce alcune parti del cervello

Usare abitualmente marijuana rimpicciolisce alcune parti del cervello

WASHINGTON (Reuters) – L’uso a prolungato di marijuana può causare il restringimento di due importanti aree del cervello, hanno dichiarato i ricercatori Australiani lunedì.
L’analisi del cervello ha mostrato che l’ippocampo e l’amigdala erano più piccoli negli uomini che consumavano fortemente la marijuana rispetto a chi non ne faceva uso, hanno affermato i ricercatori. Gli uomini avevano fumato almeno cinque sigarette di marijuana al giorno per un periodo di 20 anni.
L’ippocampo regola la memoria e le emozioni,mentre l’amigdala gioca un ruolo fondamentale nella chimica della paura e nell’aggressività.
Lo studio, pubblicato nell’American Medical Association’s journal Archives of General Psychiatry, ha anche scoperto che i fumatori accaniti di cannabis guadagnavano meno punti rispetto ai non consumatori in un test di apprendimento verbale – prova a ricordare una lista di 15 parole.
I consumatori di marijuana erano più soggetti a esibire lievi segni di disordini psicotici, ma non abbastanza perchè potesse essere diagnosticato formalmente alcun disordine, hanno dichiarato i ricercatori.
“Queste scoperte sfidano la diffusa percezione della cannabis, che si ritiene abbia limitati effetti o addirittura non provochi danni sul cervello ed sul comportamento,” ha detto Murat Yucel del centro di ricerca ORYGEN dell’Università di Melbourne, che da diretto gli studi.
“Come succede per altre cose, alcune persone sperimenteranno maggiori problemi associati con Continua..

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Il sole può danneggiare i nostri occhi… OCCHIO AL SOLE!

Il sole può danneggiare i nostri occhi… OCCHIO AL SOLE!

Una prolungata e impropria esposizione ai raggi solari può causare danni agli occhi e, in vista dei primi weekend di mare, bisogna salvaguardarli proteggendoli con occhiali adeguati a filtrare i raggi Uv e la cosiddetta Luce blu.

Queste radiazioni luminose, particolarmente potenti in montagna e in condizioni di nebbia e foschia, a causa di un naturale difetto dell’occhio umano non sono messe perfettamente a fuoco sulla retina e proprio per questo rischiano di danneggiarla.

Gli occhiali da sole di qualità con lenti specifiche e la certificazione CE è l’unico strumento utile per proteggere una delle parti più delicate del nostro corpo.

Forse non tutti sanno infatti che la maggior parte dei problemi di cataratta sono il risultato di un danno subito prima dei trent’anni. Un occhio poco protetto può subire diversi fastidi. Sotto accusa i raggi ultravioletti e la luce blu, responsabili di disturbi che interessano la cornea e la retina.

Il primo problema è la congiuntivite, un’infiammazione dell’involucro dell’occhio che causa gonfiore, arrossamento, bruciore e prurito. Segue la cheratite, una disidratazione della cornea molto dolorosa.

Gli occhi si asciugano completamente e nei casi peggiori compare la fotofobia, una vera e propria difficoltà a tenere aperte le palpebre. E infine la cataratta, ovvero l’opacizzazione del cristallino, una malattia della retina, legata all’età ma che l’esposizione al sole può accelerare.

Va detto poi che i raggi solari sono ancora più dannosi in condizioni di alto riverbero, ovvero quando arrivano ai nostri occhi riflessi. Questo accade in spiaggia, al mare, al largo e in alta montagna. La sabbia e le rocce, infatti, riflettono dal 20 al 30% circa dei raggi, l’acqua il 50%, mentre sulla neve o sui ghiacci si arriva fino all’80%.

Le categorie a rischio: i bambini e gli anziani. Solo un bambino su dieci, tra i 6 e i 10 anni, utilizza lenti protettive. La stessa situazione si ripete tra chi ha più di 55 anni, soltanto il 10% acquista un paio di occhiali da sole.

Inoltre, spesso, il criterio di scelta non tiene conto della qualità del prodotto, in particolare delle lenti. L’occhiale viene acquistato sulle bancarelle Continua..

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NUOVA FORMA FISICA GRAZIE ALLE MEDICAL SPA

NUOVA FORMA FISICA GRAZIE ALLE MEDICAL SPA

Per una volta la moda non arriva dagli Stati Uniti d’America. Per una volta è l’Est Estremo, l’Oriente, a lanciare la tendenza.

Si tratta delle beauty clinic o medical spa: sono più o meno la stessa cosa e promettono, oltre ai risultati estetici finali, anche le cure migliori in corso d’opera.

Per quei pochi e poche che non lo sapessero, le conseguenze postoperatorie degli interventi chirurgi estetici sono talune volte piuttosto sgradevoli. Un esempio per tutti: nei casi di liposuzione si possono formare delle ecchimosi (lividi), gonfiori vari, spesso è necessario portare pesanti calze elastiche e fare cyclette tutti i giorni per aiutare la circolazione sanguigna.

Tant’è che gran parte dei medici che si occupano di questa branca consigliano ai loro pazienti di prendere sempre un po’di vacanza dopo aver fatto un’operazione del genere. Perché, del resto, non è carino farsi vedere in giro con un antiestetico filo chirurgico verde che passa attraverso le sopracciglia dopo una blefaroplastica (tirare su la pelle delle palpebre).

Una soluzione allora è rappresentata proprio dalle cliniche che offrono anche cure da spa. In queste è possibile fermarsi anche più di una settimana, per tornare poi a casa già perfettamente in forma.

E, magari, raccontando pure che l’estrema levigatezza della pelle del viso è data semplicemente dal riposo, dall’aria buona. Le prime cliniche di questo tipo sono sorte in India, in Thailandia, in Cina.

Offrono servizi ad altissimo livello, in effetti, e a costi dimezzati rispetto ai tariffari europei. L’unico problema è che, se dopo qualche mese dall’intervento fatto, per esempio, a Pattaya, qualcosa non soddisfa appieno, non è semplice è non è decisamente pratico recarsi a fare una visita di controllo.

Così, finalmente, anche in Italia sono stati inaugurati luoghi di questo tipo, che per altro promettono di intervenire riconoscendo le reali esigenze dei pazienti: se, per esempio, l’intento di un’eventuale signora è quello di snellire Continua..

Liposuzione bellezza rischi: attenzione a non esagerare se non è necessario

attenzione a non esagerare se non è necessario

Con l’arrivo della bella stagione tutti vorremmo liberarci dei kg di troppo che durante l’inverno abbiamo accumulato e…qual è il metodo più veloce per farlo?!

Ricorrere al bisturi o alla liposuzione ma….ATTENZIONE!!! Quando ricorrere a soluzioni estreme?!

Quando la massa grassa è eccessivamente estesa e/o anche se limitata, risulta ostinata e quindi refrattaria a qualsiasi altro sistema.

Qual è quindi l’elisir dei nostri tempi, nemico acerrimo del grasso?! Eccola! Sua maestà “la liposuzione”! Bacchetta magica, elisir o…

Quando ci si sottopone ad un intervento di lipo, che risulta miniinvasivo in quanto vengono praticati incisioni di max 2 cm in cui vengono poi inserite delle cannule appositamente studiate, alcuni piccoli vasi potrebbero rompersi, lesionarsi e purtroppo in questi casi, piccoli frammenti di grasso vi si potrebbero infiltrare, c’è una remota possibilità che ciò possa accadere ma…esiste!!! Ed è giusto sapere a cosa si va incontro! Cosa succede se ciò dovesse verificarsi?

Si rischia un enfisema polmonare, si rischia la morte, se non si interviene in modo tempestivo! Nel caso vi sottoponeste all’intervento in oggetto, e avvertiste delle reali Continua..

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LE CELLULE ADIPOSE NON MUOIONO MAI, E LA DIETA NON FA EFFETTO

LE CELLULE ADIPOSE NON MUOIONO MAI, E LA DIETA NON FA EFFETTO

Ormai è una certezza, i cibi spazzatura sono deleteri per il nostro organismo, lo dimostra una nuova ricerca svedese che ha confermato come chi si nutre di troppi cibi grassi e fritti, avrà sempre più difficoltà a smaltirli.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, ha confermato che le persone che iniziano da piccole ad accumulare cellule grasse, da adulte avranno seri problemi di smaltimento. Insomma a quanto pare il numero di adipociti che si acquisisce da giovani restano nel nostro corpo per tutta la vita.

Chi vuole fare la dieta da adulti, avrà serie difficoltà a perdere peso, perché la dieta aiuta a ridurre le dimensioni delle cellule adipose, ma non la quantità, quindi in poco tempo si rischia di riprendere tutto il peso perduto.  Sembra che il numero di adipociti, tendano a crescere fino all’età adolescenziale, poi iniziano a rimanere uguali, quindi la quantità di cellule grasse accumulate durante l’infanzia, sono molto importante per il peso forma da adulti, in quanto più depositi di grassi ci sono nel nostro corpo, più tenderemo ad ingrassare.

La ricerca svedese ha messo in luce anche un altro aspetto, il numero di adipociti, rimane lo stesso per tutta la vita però c’è anche la certezza che ogni tanto avviene un ricambio, questo fatto potrebbe svelare nuovi scenari per la cura anti-obesità, un problema che nel mondo coinvolge sempre più persone e di cui ancora non esistono cure definitive.

La ricerca in questione, svolta dalla squadra dei ricercatori del Karolinska Institutes di Stoccolma con a capo il dottor Spalding , ha studiato il grasso addominale di oltre 600 persone sia grasse che magre, ha misurato poi la quantità e la grandezza delle cellule, da questa prima analisi è emerso che fino all’età di venti anni circa, il numero di cellule adipose aumentano costantemente, poi dai venti anni in su inizia a rimanere ordinario e col tempo questo numero rimane sempre più associato con l’indice di massa corporea.

Una seconda ricerca, è stata svolta su alcune persone obese, prima dell’operazione di bendaggio gastrico e dopo alcuni anni. Si è appurato che questi individui grazie all’intervento avevano perso quasi il 20% del loro peso ma la quantità di cellule grasse nel corpo era rimasta la stessa, nonostante la dimensione fosse diminuita.

Insomma, le cellule adipose Continua..

IL CERVELLO?! E’ UNISEX

IL CERVELLO?! E’ UNISEXLa scienza ci propina un’altra ricerca stupefacente. Secondo dei recenti studi, pubblicati sulla rivista “Cell” si è arrivati alla conclusione che il cervello maschile e quello femminile sono praticamente unisex.

Lo studio compiuto sulle mosche ed effettuato da alcuni ricercatori dell’Università di Yale e Oxford, ha messo in luce che una volta avviato nella mosca femmina il neurone responsabile del corteggiamento sessuale maschile, questa attiva lo stesso comportamento del maschio.

Quindi addio al detto che maschi e femmine appartengono a mondi diversi, da oggi e se questa ricerca troverà le sue conferme dovremmo accettare l’idea che in fondo uomini e donne non sono cosi diversi, almeno dal punto di vista erotico. La ricerca si è svolta più o meno cosi: gli scienziati degli atenei inglesi e americani, hanno messo in funzione un neurone, attraverso un fascio laser, che si occupa della parte sessuale maschile, una volta avviato questo neurone, le mosche femmine hanno iniziato a comportarsi come i maschi.

Il maschio delle mosche, usa un vero e proprio richiamo per attirare l’attenzione delle femmine. Iniziano a cantare muovendo un’ala, le femmine mosche facevano esattamente la stessa cosa dopo che gli scienziati hanno attivato il neurone.

La ricerca ha quindi messo in luce come nelle mosche femmine è presente lo stesso funzionamento di conquista dei maschi, probabilmente questo comportamento non si manifesta o rimane celato, ma usando le modalità giuste, esse assumono il medesimo atteggiamento, limando cosi ogni differenza di genere nel campo sessuale.

Per ora, non si può dire con certezza che anche i cervelli degli esseri umani siano cosi, ma dopo queste innovative ricerche è possibile pensare che i cervelli Continua..

Mandorle: buonumore e vitalità

buonumore e vitalità

La mandorla non è altro che il seme oleaginoso dell’albero del mandorlo, tra l’altro, unica sua parte commestibile e utile all’uomo.

Storicamente si presume che la pianta di mandorlo – nativa dell’Asia sud Occidentale – venisse coltivata sin dall’Età del Bronzo; i Romani la utilizzarono come rimedio contro l’ubriachezza; Carlo Magno ne promosse la coltivazione e, addirittura, nel Medioevo veniva utilizzata come cura energizzante, in modo particolare per contrastare il deperimento, ed anche per la preparazione dei filtri d’amore – da qui l’usanza dei rinomati e diffusi confetti di mandorla come simbolo di buon augurio.

Nella nostra Sicilia giunse grazie alla commercializzazione che ne fecero i Fenici. Il suo nome scientifico è Prunus dulcis e appartiene alla famiglia delle Rosacee.

Il seme del mandorlo si presenta con una forma ovoidale, il suo esterno è di colore verde e, all’interno del suo guscio legnoso, si possono trovare uno o al massimo due semi, per l’appunto la mandorla. Ne esistono tre grandi varietà:

le amare, che se assunte in elevate quantità sono altamente tossiche anche per l’uomo, in quanto contengono acido prussico, reso inattivo solo dalla cottura del prodotto;

le dulcis, utilizzate sia dall’industria dolciaria che dalle grandi industrie di prodotti di bellezza, in modo particolare per il suo apprezzatissimo olio che, grazie alle sue proprietà emollienti, garantisce la prevenzione contro l’invecchiamento della pelle;

e le fragilis, che si caratterizzano sia per il loro seme dolce che per il loro endocarpo, quindi la loro parte più interna, che non è legnoso.

Le mandorle sono quindi da sempre adoperate in cucina, per la preparazione di piatti sia dolci che salati, e nell’industria della cosmesi, in cui viene utilizzato il già citato olio di mandorla: l’olio prodotto dalla spremitura a freddo delle mandorle dolci viene adoperato – e sicuramente tutte le donne lo sapranno bene – per idratare le Continua..

Dall’Oriente la cura contro i mali dei tempi moderni: è il ginseng, radice di vita

Dall’Oriente la cura contro i mali dei tempi moderni: è il ginseng, radice di vita

Il ginseng affonda le sue radici – scusate il gioco di parole – nella saggezza atavica dell’antica Cina. Conosciuta anche come panax ginseng – da non confondere con il più diffuso e meno efficace panax quinquefolium canadese - il suo nome deriva dal greco ed ha il significato di cura per tutto; mentre il termine d’uso corrente, ginseng, deriva etimologicamente dal cinese, con l’accezione di pianta dell’uomo.

Quest’ultima definizione è scaturita proprio per la forma della radice, conosciuta anche come “pozione della longevità”, che ricorda vagamente quella di un corpo umano stilizzato.

La pianta di ginseng appartiene alla famiglia delle Arialacee, dell’ordine delle  Policarpiche e viene coltivata principalmente nelle zone più fredde dell’Asia Orientale – in modo particolare, nella Cina del Nord, in Corea e nella Siberia Orientale -  e del Nord America.

Cresce come una pianta bassa con delle piccole bacche rosse. In genere la si trova alla penombra di grandi alberi, quali possono essere i pini, in quanto trae giovamento per la crescita dall’assorbimento dell’humus ed impiega, per completare la sua maturità, un arco di tempo di almeno sette, otto anni. Al termine di questo periodo viene estratta per passare alla fase dell’essiccazione.

Le sue proprietà terapeutiche sono conosciute da tempi antichissimi e riconosciute, perciò comprovate, da diversi studi scientifici.

Addirittura venivano organizzate delle vere e proprie spedizioni di cacciatori che rischiavano la vita solo per la sua ricerca; era uso di questi cacciatori poi, intagliare il legno dell’albero alle cui radici era stata ritrovata la tanto agognata pianta, soprattutto se le radici della pianta stessa avessero avuto forma di gambe umane, in quanto si riteneva che fosse ancora più pregiata!

Perciò agli inizi era così rara e ricercata che si arrivava a pagarla fino a sette, otto  volte il suo peso in monete d’argento, a volte anche d’oro!

Il ginseng rappresenta di sicuro l’elemento presente in natura maggiormente conosciuto ed utilizzato come cura energizzante e viene utilizzato in modo particolare per combattere lo stress, l’ansia, il nervosismo, la stanchezza, l’inappetenza e per ritardare gli effetti dell’invecchiamento,  soprattutto perchè i suoi principi attivi hanno la capacità di potenziare il rendimento fisico e mentale, stimolando la memoria e rafforzando le difese immunitarie del corpo umano riducendo quindi, di gran lunga, il rischio di contrarre diverse e differenti malattie.

Tra i principi attivi tonificanti di questa pianta, facilmente reperibile sia in farmacia che in erboristeria, vanno di certo nominati i ginsenosidi, tutte le vitamine del gruppo B, gli oligoelementi, i minerali e i peptidi.

In pratica non comporta controindicazioni, ma solo un po’ di attenzione nel seguire alcune accortezze: innanzitutto Continua..

L’ATTUALE CONDIZIONE DI CHI VIVE LA TERZA ETA’

L’ATTUALE CONDIZIONE DI CHI VIVE LA TERZA ETA’

Con il termine terza età si intende il periodo della vita umana corrispondente alla senilità e che, secondo la società e le leggi, comincia all’epoca del pensionamento cioè intorno ai sessantacinque anni.

Gli anziani di oltre settantacinque/ottanta anni di età rientrano nella quarta età.

Questi limiti di età non sono accettati dalla moderna scienza medica che considera l’inizio della senilità corrispondente a quella fase della vita, che può iniziare fin dai cinquant’anni, in cui in un essere umano cominciano ad evidenziarsi i segni dell’invecchiamento: la cute (cioè la pelle) diventa più sottile e meno elastica ed inizia la formazione di rughe; i capelli diventano più radi e si incanutiscono (diventano bianchi); le ghiandole sudorifere e sebacee si induriscono (fibrosi); gli organi interni, a cominciare dal cuore e dalle arterie, lavorano con maggiore difficoltà.

Inoltre, gli anziani sono più sottoposti alle malattie perché le naturali difese Continua..

Grande timidezza o Fobia Sociale?

Grande timidezza o Fobia Sociale?

Una timidezza eccessiva, che impedisce di prendere la parola in pubblico, di chiedere informazioni a un passante, che rende difficile presentarsi a persone sconosciute, mangiare in un ristorante, andare a una festa, e quindi limita la vita sociale, lavorativa e affettiva, non può e non deve essere scambiata per semplice insicurezza.

E’un vero e proprio disturbo psichico che gli psichiatri definiscono fobia sociale.

Generalmente, compare nell’adolescenza o nella prima età adulta ed è una condizione che rende la vita quasi impossibile. Talvolta questi pazienti, a torto definiti timidi, cadono in un forte stato di depressione, ansia e frustrazione perché non si sentono come gli altri. E non è raro che, in mancanza di una diagnosi corretta, corrano il rischio di assumere sostanze che donano un illusorio senso di benessere quali alcolici o droghe per vincere il loro timore.

Tuttavia esiste un rimedio: l’uso di antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina. Questi farmaci assicurano una maggiore quantità di serotonina, cioè dalla sostanza prodotta dal cervello che ci fa sentire di buon umore, e di noradrenalina, un ormone che ci fa sentire più determinati e pronti mentalmente.

A questi si possono aggiungere anche farmaci betabloccanti, che aiutano a vincere il batticuore e le palpitazioni. Sono questi, infatti, a minare più spesso la salute della persona affetta da fobia sociale. Infine vi è un rimedio diverso Continua..

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